Venerdì 17....Per i Cittadini di Misterbianco si allunga la Quaresima

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Consiglio ComunaleEra prevedibile che il maldigesto “viaggio dell’ipocrisia” a Palermo del Sindaco di Misterbianco, avrebbe vomitato i suoi esiti in Consiglio Comunale.
Infatti venerdi scorso, nella notte del 17 aprile, si sono adunati i banditori del politicantismo locale per blandire il popolo di Misterbianco con le ridicole lusinghe contenute in una mozione intesa ad intercedere presso la Serit per una strumentale e semplicistica rateizzazione dei pagamenti TIA.
Finita, però, l’adunata notturna delle teste grosse consiliari e tutti ben remunerati per l’incomodo sofferto, è rimasto ancora gabbato l’indifeso cittadino.

Eppure sul manifesto di convocazione del Consiglio Comunale la Presidente sig.ra Buzzanga (collezionatrice di ex appartenenze e poi approdata per coerenza etica nel PdL), annunciava il “dimezzamento” dei pagamenti e, di conseguenza, lasciava intendere una rideterminazione degli oneri salassanti che l’Ato3 dal 2004 ha illegittimamente fatturato alle utenze con pesanti penalizzazioni.
E poi, la credibilità alle mobilitazioni ed ai buoni propositi del PD locale che fine ha fatto ??
Alle parole non sono seguiti i fatti, e a Misterbianco per i cittadini contribuenti sarà ancora lunga la loro quaresima…pesantemente penalizzati e relegati in una condizione di indifesa sudditanza all’ATO.
L’immobilismo del Consiglio Comunale (in particolare dei consiglieri del centro-destra) ha rivelato, con la presentazione della beffarda mozione, che “il viaggio Misterbianco-Palermo A/R” del borgomastro di Misterbianco altro non era stato se non la mascheratura di “un viaggio dell’ipocrisia”.
Dal Sindaco, dalla sua Giunta, dal Difensore Civico, dal Presidente del Consiglio Comunale sig.ra Buzzanga e dai Consiglieri (rappresentanti del popolo?) avremmo voluto percepire almeno i buoni propositi e non la messinscena di una mozione di ruffiani attori dei carrozzoni che lucrano sui servizi pubblici rendendo la cittadinanza ostaggio del profitto privato.
Ma già dalle precedenti vicende, dalle insolenti dichiarazioni del Sindaco Ninella Caruso e dalla latitanza delle istituzioni si erano intuite le reali intenzioni di comparaggio a scoraggiare le timide proteste sociali che si levavano nel paese.

Per mettere ordine al tormentone TIA e restituire la normalità sarebbe bastato che il Comune avesse concepito immediati provvedimenti con criteri razionali, che facessero intendere al cittadino di essere non semplicemente un amministrato e neppure un ingenuo fruitore di servizi ad uso di carrozzoni speculativi, ma uno che amministra il proprio essere sociale con la partecipata condivisione ad un ristabilimento “sostenibile” dello strumento economico-finanziario dell’Ente Pubblico per la pubblica utilità.
Sarebbe bastata questa presa di coscienza a far sentire i cittadini tutelati dall’Ente Comunale, consapevoli che i soldi del contribuente vanno acquisiti con equa misura e gestiti con scrupolo ancora maggiore di quello con cui si gestiscono i propri.
Se la maggioranza dei cittadini non ha assolto al pagamento è perché essi avvertono di subire una tassa esosa non corrispondente al servizio ricevuto. Non si è trattato di evasione, come incautamente e sfacciatamente dichiarava ovunque il nostro Sindaco, ma di un rifiuto che potesse servire da stimolo alle istituzioni per rimettere ordine ad una imposta che, nel passaggio da Tarsu a Tia e con effetto retroattivo dal 2004, è stata resa impraticabile da una eccessiva ed inconcepibile lievitazione, triplicata ancor più da gravose penalità attribuite all’inconsapevole utente senza neppure il consueto preavviso informativo delle nuove norme sanzionatorie. E poi code, caos, importi sbagliati, procedure incomprensibili.
UNA CALCOLATA FURBERIA DI OPERATORI PRIVATI con effetti quasi da “estorsione legalizzata”, tollerati e favoriti dalle autorità pubbliche con la benevolenza di omessi controlli. Perché è sull’onda delle privatizzazioni che ora si esercitano forti salassi per la propensione del privato a ricercare i grossi profitti e a difendere la sua avidità.
Infatti dall’istituzione comunale nulla è stato fatto e, senza nemmeno la fatica di dover partorire uno straccio di difesa, si è consentita sin dal suo inizio la costante applicazione di procedure illegittime per colpire i cittadini. Anzi, su qualche bacheca cittadina resistono ancora residui di manifesti provocatori ed intimidatori di questa amministrazione comunale: si giustificava la Simeto Ambiente, Ato3 e si demotivava la cittadinanza.
Ed ora, allorquando vengono meno le prerogative della reale partecipazione e l’organismo comunale è trasformato in labirinto dell’indifferenza da un Consiglio Comunale acefalo senza più connotati, si eludono gli interessi prioritari della cittadinanza e prevalgono i patteggiamenti rovinosi del politicantismo.
CHE FARE ADESSO ?
Occorrerebbe che le organizzazioni popolari e sindacali incoraggiassero la costituzione di comitati cittadini al fine di sanare il perdurare della colpevole inerzia e l’indifferenza ai falsi artifizi che, se prima facevano sentire aria di palude, adesso fanno respirare aria di disfacimento.
Occorre far valere le ragioni di illegittimità emerse da più sentenze della giurisprudenza e coalizzare la protesta degli utenti dell’ATO3 in una assise intercomunale che, rompendo gli steccati dell’immobilismo, faccia cessare le intimazioni di fatturazioni vessatorie e obblighi le istituzioni pubbliche a riappropriarsi di quella sovranità che sembra essere stata espropriata dal profitto privato.

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