Scrivo oggi, da miscredente qual sono, anche qualcosa di Chiesa

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MiscredenteEra prevedibile che la lettura dell’articolo del nostro concittadino Lino Musarra sui natali di Gesù avrebbe suscitato risentimenti tra devoti e parrocchiani, ma conosciamo il suo temperamento eccentrico ed anticonformista e, nella sua smania di analizzare i problemi della società, egli talvolta eccede nei suoi propositi sociologici con incauta intemperanza.

Non mi schiero, tuttavia, con chi cònfuta le sue opinioni per la mia consapevolezza che i Vangeli in realtà sono pieni di contraddizioni ed è davvero assai complicato provare la verità dell’esistenza del Cristo sulla base delle documentazioni storiche, nelle cui scritture non ci sarebbe sicuramente inganno se i fatti narrati venissero interpretati come “SIMBOLI” di verità etico-religiose della nascita del cristianesimo. Persino apostoli come San Paolo fanno riferimento a Cristo non come persona reale, facendo “trasparire” il concepimento della vergine Maria, la natività e la crocifissione come metafore sul Gesù dell’immaginazione.

Avrei preferito, dunque, che l’amico Lino dedicasse le sue valenti capacità critiche a questioni più contigue al nostro agglomerato urbano ed in generale alla permanente e sostanziale incertezza esistenziale della nostra epoca.  A chi, invece, volesse riaccendere ora la dimensione pura e trascendente del Natale consiglierei di leggere anche i testi  della miscredenza e dell’irreligiosità più famosi della letteratura italiana.  E ce ne sono abbastanza per arrivare a conclusioni paradossali.  

Come scrisse Aristotele, l’uomo comincia a filosofare quando sono soddisfatte le necessità esistenziali, al venir meno delle quali la razionalità diventa anemica e si rifugia nel mito.  E dal momento che siamo in tema di “sacro”, anch’io, da miscredente qual sono, colgo oggi occasione per introdurre e scrivere qualcosa di Chiesa.   Infatti, l’argomento sollevato da Lino mi riporta in mente un manifesto parrocchiale dello scorso Settembre, edito nella bacheca di questo sito ad invocare “botti e cannonate” nelle festività.  Di quel manifesto mi lasciano perplesso le artificiose elucubrazioni con cui Parroco e devoti coniugano il sacro ed il profano.

Per evitare malintesi ho confessato prima che non sono praticante nè di Chiese nè di Santi, ma pongo il dovuto rispetto alle sincere sensibilità religiose per la mia consapevolezza che quasi tutte le religioni, sin dagli albori delle antiche civiltà, sono nate inizialmente come protesta rivoluzionaria contro le condizioni sociali di miseria reale.  Un illusorio “SOCIALISMO CRISTIANO”, dove le aspirazioni dell’uomo ad una maggiore uguaglianza sociale trovavano rifugio nelle religioni che, sotto diversi nomi, incarnavano una risposta alle esigenze reali di giustizia in un mondo migliore.  Anche se poi l’istituzione delle Chiese (QUANDO QUESTE SI SONO IDENTIFICATE STRETTAMENTE COL POTERE POLITICO) hanno potuto trasformare l’antico fenomeno religioso in oppio di popolo e strumento di culture controrivoluzionarie al servizio delle classi dominanti.

Fatta la premessa delle mie concezioni, suppongo che le celebrazioni religiose siano per i credenti un momento spirituale col quale rendono osanna all’effigie che li rappresenta, vivendo quelle feste di fede con la solennità liturgica e non lasciandosi tentare con fin troppa superficialità dalle “tradizioni bombarole” a qualsiasi costo.  E poi in antropologia tramandare le tradizioni nella forma più corretta cosa significa se non quel processo di usi, costumi e valori che ogni generazione, DOPO AVERLI APPRESI, CONSERVATI E MODIFICATI dalla precedente, li trasmette alle generazioni successive. 

Dissento, perciò, da quel manifesto parrocchiale e dal suo accanimento a sostenere le “sante cannonate” soprattutto in un periodo di emergenza economica durante la quale altre iniziative più incisive e proficue potrebbero essere promosse in occasione delle feste se guardassimo con più attenzione alle associazioni socio-culturali o di volontariato, ai nostri bravi musicisti, ai nostri gruppi teatrali che soprattutto in quest’ultimo periodo hanno incisiva presenza nella nostra Misterbianco e che potrebbero trovare nelle Feste l'occasione per esibirsi ed invogliare la collettività ad una gioiosa partecipazione. Non solo, ma in questo modo si rispetterebbero gli interessi di tutti (credenti e non credenti), limitando nel contempo gli sprechi che stridono con la prassi a santificare le feste con botti assordanti, cannonate di mortai e fastose parate luminarie.

A queste Associazioni sento di dire «GRAZIE che esistete con i vostri cartelloni di fantastiche e spontanee iniziative. Almeno Voi coprite il vuoto dell’aridità politico-amministrativa dell’istituzione comunale, trasformata sempre più in un comitato di nominati al servizio di un “capo” che rappresenta l’incoerenza, l’inciucio fraudolento e la negazione della politica vera.»  

Non sono, dunque, per la cancellazione delle festività natalizie, nè delle sfilate di Carnevale e neppure delle manifestazioni popolari d’intrattenimento. Noi tutti amiamo fare feste... MA ATTENZIONE a non farle diventare un espediente per distrarci da contraddizioni e insicurezze del futuro, che ormai sono una costante con la quale quotidianamente bisognerebbe confrontarsi, proprio per aiutare a ripensare e riflettere sulle nostre condizioni sociali e sui nostri modelli di vita, di cui oggi subiamo le tragiche conseguenze.

Sarebbe, pertanto, auspicabile che Parroco e Commissioni parrocchiane (anzichè interessarsi di finanziamenti per luminarie, bombe e calibrature di mortai) si facessero carico della propria vocazione e devozione per rifuggire da incauti propositi, proprio come sicuramente farebbero il Cristo o i Santi festeggiati. E nell’occasione oserei aggiungere che sarebbe più cònsono al proprio “credo” se gli indignati per lo scritto del Musarra usassero il loro zelo interventista a scuotere invece Sindaco e Amministratori Comunali per riordinare certi eventi di “distrazioni di massa” che con stratagemmi vari invadono l’ingresso e l’intera area del sagrato dedicato al misticismo di Chiesa Madre, esposta e dissacrata come palcoscenico d’intrattenimenti o “dehor” per consumazioni a tavolo... a fini di lucro e con la santa benedizione del “silenzio” parrocchiale. Sicuramente, credenti o non credenti ci sentiremmo in ordine con l’onestà della nostra coscienza a costruire un mondo di uomini LIBERI  in una società di UGUALI TRA UGUALI.

Enzo Arena
www.webalice.it/arenavincenzo

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Commenti

Leggo  - sia qu questo social

Leggo  - sia su questo social che su Facebook ed altro - molti interventi (e sfottò) sulla religione, sulla fede, sulle feste, ecc. Non sono "devoto" nè "parrocchiano", e tanto meno cultore di bombe, rituali formali, fuochi e simili. Sono semplicemente un credente, coi miei pregi e difetti, anche se pessimo "praticante"... E come tanti, non è che stia a "risentirmi" per ogni voce contraria; ma chiedo rispetto, nell'atteggiamento così come nel linguaggio; così come io ascolto, leggo e rispetto chiunque, credente o meno, esprima in buona fede ed onestà intellettuale le proprie opinioni ed il proprio dichiarato "ateismo".

Non entro nel merito dei discorsi storici, filosofici e su dissertazioni più o meno "scientifiche" e "razionali", su cui perasltro ci sarebbe moltissimo da eccepire. Invito al rispetto ed al reciproco dialogo, e basta. Ognuno è libero di credere o meno, di praticare o meno, senza sentirsi in qualche modo "superiore" agli altri che la pensano diversamente e senza giudicare da chissà quale altezza e cattedra. Pensare che centinaia di milioni di persone nel mondo siano infantili, sprovvedute, frustrate, ignoranti, incolte, malate, senza intelligenza o raziocinio solo perchè "credono" in Dio e in Gesù ritengo sia un autentico insulto che qualsiasi persona colta, raziocinante, intelligente onesta e sensibile debba proprio evitare, da persona civile e degna di rispetto. Buone feste e buona Vita a tutti! 

Roberto Fatuzzo

Ben detto, Roberto! Condivido

Ben detto, Roberto! Condivido perfettamente le tue opinioni, io le ritengo verità che andrebbero tenute presenti sempre da tutti. Anche le dissertazioni filosofiche e razionali sono necessarie all'uomo, ma è folle e ingiusto pensare che da sole possano riempirgli la vita e dare sempre le adeguate risposte alla sua esistenza. La Storia lo dimostra ampiamente da millenni: ogni tentativo dell'uomo di affidarsi solamente alla Ragione ha fallitto miseramente, non è bastata ad indicargli la strada della buona vita. Poi, nella porta accanto, vive la Fede, per coloro che vogliono e riescono a credere in qualcosa che la Ragione non può giustificare... mai! Le due porte sembrano del tutto estranee fra di loro, ma c'è qualcosa che le può accomunare: la capacità e la necessità di parlarsi, di dialogare, ponendo solo come condizione prima ed unica il rispetto reciproco! Con il rispetto, bandendo ogni forma di offesa, derisione, pregiudizio, cattiveria e cose irriguardose, si potrebbero raggiungere traguardi comuni e accettabili per chi crede e chi non crede, punti di partenza per ogni possibile ed equa forma di esistenza per tutti. Rispetto reciproco e discussioni costruttive, solo su queste basi il dialogo sarà sempre possibile e si potrà giungere a migliorare un pò alla volta l'esistenza dell'uomo.

Vito Arena

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