La Festa di Sant’Antonio Abate, finale di partita

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Angelo BattiatoFosse in altri contesti avrei invitato i “contendenti” ad un bel dibattito pubblico, così da poter chiarire serenamente, e definitivamente, la “gravosa” querelle estiva,… ma oramai la festa di Sant’Antonio è passata da un pezzo, e rischiamo tutti di andare “fuori tema”!

Vorrei precisare, solamente, alcune cose:
1 – Intanto credo che il mio intervento del 30/7/2013, sia uno dei pochi veri approfondimenti storici sulla festa di Sant’Antonio Abate di Misterbianco, se comprendiamo veramente che la storia la fanno gli storici e non gli eruditi, i topi di biblioteca, i marescialli in pensione o i frequentatori di condomini. La storia, cari amici, deve essere studiata, valutata, interpretata; bisogna saper dare dei giudizi, credibili e responsabili, a fatti ed atti umani, che solo lo storico può dare. Scriveva Lucien Febvre, «… la storia deve cogliere, precisamente, le persone. Chi si arroga il nome di storico, ma senza provare il bisogno di cercare, di trovare l’uomo là dove esso è (o dove talvolta si nasconde) – l’uomo vivente, l’uomo sensibile, l’uomo pieno di passioni e di ardore e di temperamento – non è che un erudito».
D’altronde comprendo anche, come ho scritto nel mio intervento del 22/8/2013 che “tali riflessioni, per essere pienamente compresi e assimilati, da tutti, abbiano bisogno di ulteriori spiegazioni e approfondimenti di cui, in un prossimo futuro, me ne farò carico”.

3 – Come è stato detto, in maniera esemplare, da un’amica, in un commento Facebook, “è sempre interessante vedere come in realtà, diamo delle interpretazioni personali di ciò che leggiamo, ecco, credo che lei abbia in un certo senso capovolto il significato di ciò che ha letto… almeno sull’interpretazione “dello stendere un velo pietoso”; “no, non sono punti di vista, mi scusi, ma ciò che è scritto non si può ribaltare a nostro piacimento… mi permetto di consigliarle di rileggere l'articolo con attenzione”.

4 – Sempre su Facebook, un’amica mi ha chiesto: “Ma cosa si intende per “cooptazione?”; ed io, in tono semiserio, “Uno dei segni distintivi dei poteri forti”. Sfido chiunque a snocciolare i nomi dell’odierna Deputazione della Festa ed a trovare membri che non siano amici, cognati tra di loro, componenti del Consiglio parrocchiale dell’Azione Cattolica della parrocchia Chiesa Madre, componenti della Commissione economica della stessa parrocchia, componenti del Consiglio d’Amministrazione della Fondazione culturale della stessa parrocchia; ma il tema della “cooptazione”, secondo me, è una delle questioni più antiche, delicate e spinose, un “nervo scoperto”, la “madre di tutte le questioni” della parrocchia della Chiesa Madre e dell’intero ambiente cattolico misterbianchese, (che merita, questo si, un maggiore approfondimento; quante cose dovremmo approfondire!?).

5 – Che si sappia che i “velati insulti” e gli “epiteti”, (che bassezza definire “epiteti” le straordinarie pagine di letteratura di Tomasi di Lampedusa), sono niente in confronto agli insulti, offese e ostracismi che la mia persona, negli anni, ha subito, ma io mi chiamo Angelo Battiato, e come mi ricorda sempre un caro amico, “non semu tutti ‘i stissi!”.

E adesso, con commozione e devozione filiale, gridiamo tutti, come sempre: “Cu vera fidi… Viva Sant’Antoni!!!”.

Angelo Battiato

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