Il cuore magnetico degli Steps Ahead per Jazz Time

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Al Cortile Platamone il Brass Group di Renato Lombardo regala - per il primo appuntamento delle mini rassegna d'estate - una band con una line-up strepitosa: Steps Ahead. Con il prologo scoppiettante della Avishai Cohen International Vamp Band. E il pubblico apprezza...Note da una serata magica.

Il jazz mette in moto la notte tra
voli di falene e luna piena. In un Cortile Platamone traboccante, si è
consumato il primo dei quattro appuntamenti di “Jazz Time”, firmato dal
Brass Group di Renato Lombardo. Sul palco, prima degli Steps Ahead, una gradita
guest star band: l’Avishai Cohen and International Vamp Band - Avishai Cohen
(piano, basso), Eric Mc Pherson (batteria), Alex Norris (tromba), Avi Lebovich
(flauto, trombone), Yagl Baras (contrabbasso) - che si è mossa tra la
tradizione fusion, qualche ammiccamento ai tropici cubani e alla più schietta
ortodossia musicale israelita. Cinque ragazzi che, guidati da un pimpante leader
polistrumentista, con disinvoltura hanno coniugato l’atipico swing di
“Yagla” – ma qui Kenny Wheeler sembrava centrifugato! – all’ossessiva
“Song for my brothers”, una composizione costruita intorno ad un riff
accattivante, le schegge sonore dei fiati ad inciderne il ritmo, l’andamento
compulsivo. Languide e suadenti invece le note di “Float”, una ballata
“for romantic people” e se “Bass Suite n°1” ha celebrato il virtuosismo
di Avishai Cohen e di Yagl Baras, l’”Etude” finale, una commistione
cubano-latina con le inflessioni cantilenanti proprie della musica yddish, ha
segnato una performance convincente dell’intero gruppo, sottolineata dal
feedback di un pubblico soddisfatto. Poi, finalmente, Steps Ahead: i
“cubisti”, i contaminatori, gli eclettici. Una reunion di prima
grandezza, nel nome della fusion: Peter Erskine (batteria), Mike Manieri
(vibrafono), Eliane Elias (piano) Bob Berg (sassofoni) Marc Johnson
(contrabbasso). Sensuale e calda, avvolgente e senza tempo, fluida ed energica,
la musica degli Steps Ahead è un incastro perfetto di ritmi e di note mentre le
luci rimandano sui muri del Cortile le sagome smisurate e sfocate di questi
mostri sacri del jazz. Il fraseggio del sassofono di Berg - indiscusso
protagonista della scena - in “Young and fine” deflagra in una cascata
incandescente di suoni, prima di cedere il passo alle atmosfere rarefatte di
“Los dos Lorettas”, lungo le quali il vibrafono di Manieri pare evocare e
dischiudere, poi sostenuto dal piano e dal sax, le morbidezze conturbanti di un
“noir”. Se in “Copland” la spietata perfezione del sax di Berg si fa più
frammentata, più magmatica, Eliane Elias non dimentica certo tra i tasti delle
note di “September” e della smanettante “The time is now”, la sua
appartenenza al firmamento tropicalista. Il quintetto investe lo scirocco con il
suo “passo” vibrante e moderno, un passo che non s’incespica nemmeno
quando un improvviso blackout lascia senza voce il contrabbasso ed il vibrafono:
loro, nonostante, continuano imperturbabili a suonare nel buio, a dispensare
sorrisi e “grazie” certo poco decifrabili ma indubbiamente sinceri. In un
punto imprecisato del cuore della notte Mike Manieri cattura poi tutti con una
“Lush life” che il suo vibrafono indaga con eccezionale equilibrio timbrico,
per affidare poi gli “assolo” alle bacchette magiche di Peter Erskine e alle
corde del contrabbasso di Marc Johnson. E mentre la luna giunge al suo culmine
“Summer running” esalta ancora una volta le qualità d’intesa
dell’ensamble, la cui eccellente esibizione culmina con “Spatial”: il
Cortile Platamone esplode nella dovuta standig ovation che chiude il concerto.
Non era il Seventh Avenue South ma c’eravamo quasi. Gico

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