Dall'Etna al «tetto del mondo»

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Sei catanesi pronti a conquistare la vetta dell'Everest.
Ultime fatiche sul vulcano per il trainer pedarese Nuccio Faro, i tecnici Angelo Rapisarda, Fabrizio Meli, e i “prescelti” Orazio Aiello (di Misterbianco), Mimmo Caruso e Antonio Privitera. Ancora una volta facce esauste e imperlate di sudore e muscoli tesi, a precedere un terapeutico riposo in vista della grande avventura sulla cima più alta del mondo.

CATANIA - E' sempre l'Etna l'ideale location, il set di tre
mesi di durissime prove in attesa della “prima” sul palcoscenico dell'Everest.
Gli uomini della spedizione sono ormai alle battute finali della preparazione
per l'ambiziosa scalata del Sagarmatha. Ultime fatiche sul vulcano per il
trainer pedarese Nuccio Faro, i tecnici Angelo Rapisarda, Fabrizio Meli, e i
“prescelti” Orazio Aiello (giovane misterbianchese), Mimmo Caruso e Antonio Privitera. Ancora una volta
facce esauste e imperlate di sudore e muscoli tesi, a precedere un terapeutico
riposo in vista della grande avventura sulla cima più alta del mondo.

Rifugio Citelli - Serra delle Concazze, avanzando oltre l'Osservatorio.
Soltanto tre le ore di cammino ma i polmoni hanno da metabolizzare un dislivello
di 1100 metri.
Si parte di buon'ora. Stavolta, oltre al solito torpore
mattutino, si percepisce una palpabile amarezza. Le consuete amenità lasciano il
posto ai temi della tragedia americana. Con gli inevitabili sviluppi che
coinvolgono molto da vicino gli uomini della spedizione catanese; dopo Roma
faranno scalo in Pakistan, sostando a Karachi due giorni prima di atterrare a
Kathmandù. Temono problemi, non nascondono la paura. Sono tempi difficili, ma
ormai non ci si può più tirare indietro.
La giornata sul vulcano, fin dalle
prime luci dell'alba, si preannuncia luminosa sotto un cielo terso foriero di
sole e temperature estive. Nel primo tratto di percorso, tra macchie di cespugli
già dorati, incrociamo cercatori di funghi; le loro grandi ceste di vimini
rimarranno mezze vuote. Non è piovuto, è caldo e ventoso in quota. Nella valle
del Bove, si rincorrono nervosamente corvi neri gracchianti, mentre intorno ai
2500 ci “sorprende” un banco di nuvole bianche quiete. Sono greggi al pascolo
che presto riprenderanno la via del ritorno.
Guardiamo i sublimati, e mentre
ci inerpichiamo lungo il costone, inquietanti e decise si presentano le
testimonianze dell'ultima colata tra profonde fratture e crateri novelli (il
Laghetto). Acque minerali, pane e speck, frutta, per una pausa decisamente
light.
Il pensiero vola ancora all'“incerto” nel mondo, mentre manca davvero
poco all'alba: il gran giorno della partenza (il 28 ottobre prossimo) è vicino.

Si sale sempre più in alto sotto il peso di zaini che sembrano granito, ma
il fiato guida bene l'ultima scorta di energie. L'ennesima “prova tecnica” della
spedizione si ferma a quota 3000 su un emozionante tramonto; un pastello dai
toni vividi, accesi.

Ornella Ponzio
la Sicilia 11 ottobre 2001

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