Una risposta alle recenti letture bibliche di Benedetto XVI

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Riflessioni bibliche
(Parte prima)

Tanti, troppi, prima di me, dall'uomo della strada ai grandi pensatori, da Agostino a Pascal, da Spinoza a Kant hanno speso il proprio tempo, i propri anni a riflettere su Dio o a chiedersi se Dio esista o meno, dandosi risposte di vario segno e per lo più contrastanti, sempre incomplete o paradossali, mai definitive. Ed ancora oggi il tema è più che mai vivo e le risposte e gli atteggiamenti i più disparati. Non sarà quindi io a pretendere di poter dare in due righe una risposta definitiva a questo millenario dilemma.

Vorrei solo dare un contributo “di ragione” (razionale) al problema, lasciando aperto il problema se Dio esista o non esista, anche perché prima dovremmo metterci d'accordo su cosa si voglia intendere con il termine “Dio”.

Se Dio non esiste, il problema non si pone e la discussione potrebbe chiudersi qui.

Se invece ammettiamo che Dio esiste, tralasciando la questione non solo nominalistica del significato che si vuole dare a tale termine, occorre fare alcune semplici consequenziali riflessioni.

Assumendo che si possa concordare col fatto che ce ne sia uno solo e non tanti, (e non per presunzione della superiorità monoteista ma per semplicità  di esposizione) si dovrà ammettere che le diverse “concezioni” e le conseguenti norme rituali, credenze, fedi e convincimenti, essendo significativamente discordanti, devono essere viste o come variabili risposte culturali ad uno stesso “concetto” o varie realtà  aventi tutte carattere di validità oggettiva, oppure, al limite, come un'insieme di concezioni tutte sbagliate tranne una e, conseguentemente, tante variegate erronee concezioni ed una sola verità (un solo Dio) .

Prendiamo ad esempio il monoteismo Abramico, che si esprime in tre diverse fedi “principali” scegliendo, quindi, di trascurare (ancora una volta per semplicità di esposizione) la miriade di varianti di Cristianesimo occidentale i cui adepti si distribuiscono in modo estremamente variegato tra Evangelisti, Cattolici, Mormoni, Calvinisti, Luterani, Quaccheri, Testimoni di Geova, Valdesi, Metodisti e così via...

Tutte e tre le predette “fedi” si riconducono ai “personaggi biblici” dell'Antico Testamento (Mosè, Abramo, Adamo) sino ad arrivare alla comune divinità  all'origine di tutto, Dio/YHWH/Elohim/Allah secondo le diverse declinazioni che il “divino termine” assume nei vari linguaggi.  Ed è, quindi, in ambito biblico che dovranno prendere origine le nostre riflessioni.

Prima riflessione: Dio, la Creazione e l'Eternità.

Come chiunque sa, Dio è per definizione “eterno”, mentre la terra, e poi l'Uomo, hanno iniziato ad esistere a partire da un certo tempo T0, rispettivamente stimato in miliardi di anni (la Terra) e centinaia o decine di migliaia di anni (l'Uomo secondo le diverse visioni occidentali) oppure circa sei millenni (contestuale creazione di Universo e uomo) per gli Ebrei e per quanti, occidentali o meno, ancora oggi si ricollegano alla cronologia biblica adottata nel XVII secolo dal vescovo inglese  Hussher (secondo il quale, ad essere precisi, “...il tempo ebbe inizio [...] la sera che precedette il giorno 23 ottobre del 4004 a.C.”).   In tutti i casi considerati si tratta di un lasso di tempo “limitato” (oltre che un tempo da “pazzi furiosi” nel caso dei sostenitori dei 6000 anni...) mentre Dio, per definizione (o meglio, per fede), è sempre esistito e sempre esisterà(=Eterno).

Oggi Dio è indaffaratissimo a dar ascolto ai miliardi di uomini e donne che durante le loro preghiere e/o  suppliche varie gli chiedono di fare qualcosa per loro o per i propri cari (o per altri meno nobili fini...) mentre è nello stesso tempo impegnato a far succedere quegli eventi attraverso cui ha anche, eventualmente, deciso di far perdere la vita a quelli che ha, così benevolmente, voluto “chiamare a sè” (dunque: non prendetevela col rumeno ubriaco di turno o con il drogato scippatore...).

Ma, prima, durante quella tremenda “parziale” eternità  precedente alla creazione, cosa faceva tutto solo Dio quando ancora non aveva dato inizio al proprio progetto escatologico (e non c'era da gestire nulla o nessuno da far nascere o morire...)?  Si trovava certamente in una prolungata Onnipotente solitudine, e forse per questo ha deciso di dare luogo alla creazione...

Sant'Agostino (Tagaste, 354 d.C. - Ippona, 430 d.C.), il famoso vescovo e pensatore romano “nordafricano” di origine algerina che, non potendo trovare a quel tempo semafori ed automobili cui lavare vetri e lunotti, quando giunse a Roma prese a filosofare di amenità Cristiane (leggasi: “amene seghe mentali”), ad una simile domanda rispose che prima della creazione Dio era impegnato a creare l'inferno dove avrebbe poi mandato ad arrostirsi quelli che in seguito avessero fatto una simile domanda... (letteralmente: “Dio stava preparando l'Inferno per le persone che vogliono indagare cose troppo profonde”).  E credo sia proprio questa la cosa più intelligente che abbia pensato e detto nel corso della sua non breve (dannosa) vita.

E che dire di un essere “Onnipotente” che, per una cosuccia da niente (una creazione fatta “a parole” giacchè solo per l'uomo ha dovuto sporcarsi le mani col fango... n.d.r.), dopo solo sei giorni di “lavoro” ha dovuto prendersi un attimo “di riposo”?
Dopo un lavoro così leggero, un così forte “affaticamento” sarebbe sintomo, in un  individuo normale, di una marcata cardiopatia. Figuriamoci per un Onnipotente...

Ma il fedele controdedurrà, di certo, che la creazione non può essere stata una cosa da niente.
In effetti è vero. Si è trattato di un'attività così frenetica ed impegnativa che in quella gran confusione Dio al principio ha creato la luce, e conseguentemente il giorno e la notte (primo giorno), dimenticandosi che ancor prima (od almeno contestualmente) avrebbe dovuto creare il Sole (della cui necessità, invece, si ricorda solo il quarto giorno) o qualche altra sorgente luminosa come le stelle che, non essendo state create il secondo giorno assieme al firmamento (in quanto il firmamento gli serviva solo per separare le acque da Lui relegate rispettivamente sotto e sopra di esso), furono anch'esse create il quarto giorno insieme al Sole e la Luna   - “...siano luci nel firmamento...” - Genesi 1,14).
Scopriamo, quindi, che Dio fece un firmamento senza stelle detto “cielo” (Genesi 1, 7) e che vi “appiccicò” le stelle più tardi come in un presepe “ante litteram”...

Ma torniamo all'eternità di Dio ed alla creazione.  Dal punto di vista numerico, l'Eternità corrisponde ad un insieme infinito di unità di tempo procedenti dal passato al futuro, unità esprimibili, secondo i termini a noi consueti, in secondi, ore, giorni od anni.
Assumiamo, dunque, di poter esprimere questa infinita eternità come un insieme temporale rappresentabile, dal punto di vista matematico, come un intervallo (numerico) completo con estremi - e +.

Anche volendo ammettere che la creazione possa non corrispondere al punto di simmetria “zero” della serie numerica temporale considerata ma sia spostata verso - di una quantità anche grande, (come ad esempio i 14.500.000 milioni di anni che oggi si assume in ambito scientifico di poter attribuire alla nascita dell'universo e in questo caso possiamo, ad esempio, possiamo assumere con lo zero l'anno di nascita di Cristo, anche se ormai sappiamo che il Messia nacque intorno al 6-7 a.C. diventando l'unico uomo nato prima di se stesso...), e considerando che, almeno a partire dalla creazione del primo uomo, le anime sono (per definizione cristiana) destinate ad una “eterna beatitudine” o “eterna dannazione” e che, conseguentemente, possiamo senz'altro ammettere un infinito positivo di tempo futuro (+), ne consegue che si è avuto un lunghissimo intervallo di tempo tra  “infiniti anni fa” (-)  e  14.500.000 anni fa (che è un valore in ogni caso enormemente minore di un valore “infinito”) in cui esisteva solo Dio.  Quindi, possiamo affermare che “ad un certo punto” (T0) della sua (già infinita) “esistenza”, Dio viene preso da un impeto geniale e procede alla creazione come noi oggi la conosciamo (o come i cristiani fondamentalisti vorrebbero propinarcela):

[1] In principio Dio creò il cielo e la terra.
[2] Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
Genesi I, 1-2

Ma perchè dopo un così lungo tempo di “onnipotente tranquillità”  Dio sente l'esigenza di creare l'universo e l'uomo?

La risposta ci viene data dal Catechismo della Chiesa Cattolica (chi non ne avesse una copia nella propria libreria - e siete molti, tantissimi, anzi troppi - può collegarsi al sito del Vaticano all'indirizzo http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p1s2c1p6_it.htm)  dove si legge:

Paragrafo 6:   L'UOMO

... omissis...

356 Di tutte le creature visibili, soltanto l'uomo è «capace di conoscere e di amare il proprio Creatore»; «è la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa»; soltanto l'uomo è chiamato a condividere, nella conoscenza e nell'amore, la vita di Dio. A questo fine è stato creato ed è questa la ragione fondamentale della sua dignità.


... omissis...

358 Dio ha creato tutto per l'uomo, 462 ma l'uomo è stato creato per servire e amare Dio e per offrirgli tutta la creazione:

«Qual è dunque l'essere che deve venire all'esistenza circondato di una tale considerazione? E' l'uomo, grande e meravigliosa figura vivente, più prezioso agli occhi di Dio dell'intera creazione: è l'uomo, è per lui che esistono il cielo e la terra e il mare e la totalità della creazione, ed è alla sua salvezza che Dio ha dato tanta importanza da non risparmiare, per lui, neppure il suo Figlio unigenito. Dio infatti non ha mai cessato di tutto mettere in atto per far salire l'uomo fino a sè e farlo sedere alla sua destra».

(462) Cf Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 12: AAS 58 (1966) 1034; Ibid., 24: AAS 58 (1966) 1045; Ibid., 39: AAS 58 (1966) 1056-1057.(463) San Giovanni Crisostomo, Sermones in Genesim, 2, 1: PG 54, 587-588.

Apprendiamo, quindi, che Dio avrebbe creato l'uomo per farsi “servire ed amare” e per farsi “offrire” la creazione che, pur fatta per l'uomo, costituirebbe in definitiva “un regalo per se stesso” (si tratta, dunque, del primo caso documentato  di interesse privato in atto d'ufficio...).

Ma un Dio che ha “bisogno” di un servitore e di “qualcuno che lo ami” non può essere certamente definito “Onnipotente” ma, piuttosto, un tipo afflitto da problemi esistenziali da prolungata solitudine  e desideroso di avere un amante/cameriere tutto per se; anzi, tanti camerieri: oggi “miliardi e miliardi di camerieri...

Comprendiamo adesso, dunque, cosa faceva Dio durante il lunghissimo tempo che ha preceduto la creazione:

...NON SAPEVA CHE CAVOLO FARE!...

Qualcuno vada a comunicare all'extracomunitario Mr Sant'Agostino (lo troverete a qualche semaforo della Circonvallazione Paradiso) questa nostra paradossale conclusione, anche perchè il Santarello algerino, nell'ambito delle sue diverse contorsioni mentali, era pervenuto ad una conclusione assai vicina quando affermava che prima della creazione Dio non faceva nulla perchè, se così non fosse stato, avrebbe di certo creato qualcosa, ovvero il mondo (Dunque, era “condannato” a creare...: n.d.r.).

Seconda riflessione: Dio e il male.

In effetti, al posto di dire “non sapeva che cavolo fare” avremmo potuto dire “non sapeva che Diavolo fare” ed in questo caso, forse, ci saremmo ulteriormente avvicinati alla “verità vera“ dal momento che:

  1. il Diavolo esiste perchè i Cristiani ci credono;
  2. il Diavolo rappresenta il male ed egli stesso lo sparge nel mondo;
  3. Tutto ciò che esiste è stato creato e voluto da Dio;
  4. Dio ha, quindi, creato il Diavolo e, dunque, il male, checchè ne dicano S.Agostino ed i suoi Catto-seguaci che vorrebbero spostare la responsabilità dell'esistenza del “Male” sull'Uomo e sul suo Libero Arbitrio
  5. In tal caso sarebbe bastato, dunque:
    a) non creare insidiosi “serpenti parlanti”  (“Il serpente era la più astuta delle bestie selvatiche fatte dal Signore Dio...” -  Genesi 3,1) oppure: b) non fornire l'Uomo del Libero Arbitrio, per poter evitare l'insorgere del Male nel mondo; per quanto sopra:
  6. Dio ha creato il “serpente parlante” e ha pure fornito l'Uomo del Libero Arbitrio ha, quindi, fatto di tutto affinchè il Male esistesse;
  7. E' Dio, quindi, ad aver voluto il Male.

Il problema della provenienza del Male se lo erano posto anche i primi cristiani noti sotto il termine di “Gnostici” (particolarmente attivi nel I-III secolo e considerati “eretici” dai proto-cattolici) i quali erano convinti che il Dio della Bibbia fosse un dio “malvagio” e distinto dal Dio di Gesù.  Il Dio della Bibbia, divinità inferiore non onnipotente, avrebbe creato il mondo ed il male che in esso vi riconoscevano, mentre il Dio di Gesù era il Dio buono che amava gli uomini e che, dunque, aveva deciso di sacrificare il suo “Unigenito” per la redenzione dei mali e dei peccati del genere umano (grande esempio di amore paterno, superiore solo a quello di Abramo per il figlio Isacco... - Nota dell'Autore: E se a quei tempi ci fosse stato il telefono azzurro, come sarebbe andata a finire?...).

Prima di loro, ed in modo più geniale, il rapporto tra Dio ed il male era stato affrontato da Epicuro (Samo, 341 a.C.- Atene, 271 a.C.) anche se a quei tempi Dio non era considerato “single” ma era conosciuto sotto il molteplice aspetto delle varie divinità costituenti il “Pantheon” dell'antica Grecia, (pur restando, tuttavia, le argomentazioni “epicuree” valide anche per il Dio unico dei monoteisti).

Anche se le conclusioni a cui il filosofo giunse erano che gli Dei “non si occupavano” dell'uomo, in quanto viventi in uno spazio che egli definiva “intermunda” (e, cioè, in spazi situati tra gli infiniti mondi reali e del tutto da questi separati), le sue considerazioni parziali applicate al Dio monoteistico suonerebbero come, procedendo per gradi, di seguito riportate:

  • Dio non vuole il male ma non può evitarlo (Dio risulterebbe buono ma impotente).
  • Dio può evitare il male ma non vuole (Dio risulterebbe cattivo,).
  • Dio non può e non vuole evitare il male (Dio sarebbe cattivo e impotente al tempo stesso).
  • Dio può e vuole evitare il male (Tuttavia,  dal momento che  il male esiste, allora Dio o non esiste nei termini in cui i cristiani lo immaginano, oppure non si capisce da dove venga, allora, il male del mondo, oppure ha ragione Epicuro e, dunque, Dio, anche se può e vuole, è impegnato a fare i propri “cavoli” e non si interessa delle cose terrene).

Il Cristiano di turno (più o meno catechista o catechizzato) obietterà,  a questo punto, che la volontà di Dio è imperscrutabile e proprio per questo “non possiamo capire il quarto caso”: ed allora, dunque, mi dovrà  conseguentemente spiegare: 1) da dove ha preso tutte quelle informazioni sulla “volontà di Dio” il bianco Pastore Tedesco che ogni domenica abbaia su Piazza S. Pietro e 2) che senso hanno tutte le elucubrazioni teologiche degli ultimi duemila anni, visto che per assioma Dio è imperscrutabile e deve essere fatta la sua volontà anche se non la sappiamo, volontà che, quindi, veniamo a conoscere (e subire) solo dopo che le cose capitano o ci sono capitate?

Se, quindi, non possiamo conoscere la Sua volontà, tutto ciò che succede è solo frutto della “Sua” Onnipotente Volontà e, dunque, noi uomini non possiamo avere alcuna responsabilità in quello che accade o che facciamo (Ohibò, ma questo non è quello che pensano Luterani e Calvinisti? ... Vuoi vedere che è per questo che mi sono caduti tutti capelli?...n.d.r)

E se le cose capitano perchè le vuole Dio, quando allora saranno assegnati i prossimi 100.000.000 di Euro dell'agognato sei al SuperEnalotto, perchè Dio avrà scelto il Tizio od il Caio e non me? Solo perchè io non sono disposto a dagli la percentuale? O perchè vuole essere “pregato” anche per questo?...

Ratz Krapinger

 

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