La musica fa risplendere le chiese, addolcisce i cuori dei fedeli e rallegra l’anima avvicinandola a Dio. Soprattutto il suono dell’armonium che accompagna le celebrazioni e le liturgie sacre. Da moltissimo tempo, un antico armonium vive nella penombra d’un angolo della vetusta chiesa del Carmine di Misterbianco. Un armonium, si narra, che è stato il primo strumento musicale “aerofono” della parrocchia di San Nicolò, di Misterbianco, risalente probabilmente alla fine dell’Ottocento, costruito dalla ditta “Graziano Tubi”, di Lecco, e ormai “inascoltato” dai primi anni ‘70 del Novecento.
L’aveva trovato lì, al momento del suo insediamento pastorale, nei lontani anni ‘50, l’amato padre Vincenzo Cannone, il “don Bosco misterbianchese”, scomparso nel 2016, e prima di lui anche il suo predecessore, padre don Vincenzo (come lo chiamavano tutti i parrocchiani). Chissà in quante liturgie aveva fatto sentire la sua melodia, quante messe aveva animato, matrimoni, battesimi, funerali, chissà quante mani virtuose avevano dato vita e voce ai suoi tasti. Negli anni ‘70 si decise d’acquistare un nuovo organo elettronico, e il vecchio armonium andò in “pensione”, per lui non c’era più posto in chiesa, quindi si decise di riporlo in un angolino della vicina chiesa del Carmine, dove venne dimenticato da tutti. Ma nella primavera di quest’anno, su interessamento del misterbianchese Michele Marchese, organista e appassionato di musica, e grazie alla sensibilità del parroco don Giuseppe Raciti s’è deciso di riportare a nuova vita l’Armonium “di padre Cannone” (come lo chiamano i fedeli di Santa Nicola). Il lavoro di restauro è stato affidato alla ditta “Artigiana Organi” del maestro organaro Francesco Oliveri, di Aci Catena, che ha eseguito l’intervento con perizia e diligenza, riportando l’Armonium agli antichi splendori.
Le operazioni di riparazione hanno interessato il rifacimento del materiale ligneo e di tutte le guarnizioni interne, in autentica pelle d’agnello, il rifacimento totale delle due pompe a mantice verticali, comandate dai pedali, e del serbatoio centrale di “stabilizzazione”, il rifacimento, dove mancavano, dei ventilabri, delle relative impellature e del suo leveraggio, il rifacimento di tutti i comandi meccanici sub-tastiera, la calibrazione dei comandi di sub e super ottava, e la sostituzione di sette ance rotte e corrose non più utilizzabili. Inoltre, è stato eseguito il rifacimento della tastiera di ben sei ottave, mediante levigatura e lucidatura; infine, il pannello posteriore, deteriorato e sostituito in passato in malo modo, è stato ricostruito con telaio e stoffa in cotone di colore bordeaux.
Inoltre, sono stati eliminati gli “scompensi meccanici” dell’organo dovuti a incauti interventi eseguiti sulla tastiera in passato. «Sono soddisfatto dell’ottimo lavoro di restauro eseguito dalla ditta specializzata del dott. Oliveri – dichiara entusiasta Michele Marchese – L’antico organo della nostra chiesa potrà ritornare così a far sentire la sua melodiosa voce. Sta a noi prenderci cura d’un bene artistico di grande valore culturale e storico, oltre che affettivo, per chi ama la musica sacra». Gli fa eco il parroco della Chiesa, don Giuseppe Raciti, «L’organo “rinato”, ricollocato sul lato destro della navata centrale della piccola chiesa del Carmine, torna come una volta al servizio della comunità, perfettamente funzionante». Preziosi i consigli dei maestri restauratori: “Occorre una notevole dose di perizia per chi suonerà questo strumento poiché è antico e va trattato con doveroso rispetto, e poi i pedali devono essere azionati con costanza e uguale pressione”.
E proprio durante le celebrazioni della trascorsa festa della Madonna del Carmelo, l’Armonium “di padre Cannone” ha deliziato i fedeli con le sue note, eseguite dalle mani esperte del maestro Michele Marchese, appassionato cultore e promotore del restauro. Adesso, occorre restaurare un altro pezzo importante del patrimonio artistico della città, l’antico organo a canne Settecentesco, anch’esso da decenni dimenticato e abbandonato, che si trova nella chiesa di Santa Lucia. Facciamo appello agli organi preposti e competenti.



























