IL REFERENDUM HA DETTO

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Il popolo italiano ha annullato col referendum la cosiddetta “devolution”, che le anime eversive, vestite in camiciola verde o nera, avevano imposto a tutto il Paese in accordo con le camiciole azzurre di Forza Italia.

Il popolo italiano ha annullato col referendum la cosiddetta “devolution”, che le anime eversive, vestite in camiciola verde o nera, avevano imposto a tutto il Paese in accordo con le camiciole azzurre di Forza Italia.
Ed ora, dopo la vittoria del NO, i reazionari del separatismo, che rappresentano l’elemento del provincialismo egoista al quale si associa quel fascismo che riemerge nei momenti di crisi della Repubblica, sicuramente andranno a trapiantarsi nei feudi di Berlusconi a ricostituire quell’impasto di secessione ed antistato che hanno stesse radici e che trovano alimento nello stesso brodo culturale.

Ma vediamo chi sono i riformatori bocciati dal referendum.
Si tratta di un drappello che, nella Baita del Cervo sulle montagne bellunesi, tra uno spezzatino ed un bicchiere di grappa, stesero in tre giorni di quel caldo agosto 2003 la riforma della Costituzione: un dentista ex ministro leghista Roberto CALDEROLI, un notaio di Forza Italia Andrea PASTORE, un professore capogruppo dell’UDC Francesco D’ONOFRIO, un avvocato vicerè di Alleanza Nazionale in Sicilia Domenico NANIA.
Il risultato è stato un delirio di norme che stravolgono le istituzioni e che non servono al Paese, bensì alle nomenclature politiche locali per raddoppiare i pani, i pesci e le poltrone da spartirsi.
Li chiamano i quattro saggi di Lorenzago, dal luogo dove furono inviati in vacanza dal Polo per riscrivere il testo costituzionale.

Ma chi di loro può rapportarsi con i padri che sessant’anni addietro elaborarono e concepirono diritti e doveri della nostra convivenza, poi votati dall’Assemblea Costituente?.
La Commissione dei Settantacinque, incaricata di elaborare nel 1947 il testo della Costituzione, era costituita da politici e statisti di elevato spessore, nonchè da grandissimi tecnici e da insigni giuristi, i cui nomi erano allora le teste migliori d’Italia e rappresentavano le tre anime del Paese (cattolica, liberale e socialista).
C’è, dunque, una incolmabile diversità di spessore che li rende incomparabili.
Ma se proprio si vuole tentare una comparazione, emerge senza esitazione che, a confronto, la storia e la carriera dei novelli riformatori relega Calderoli, Nania, D’Onofrio e Pastore a guitti del teatrino della politica.
Il referendum, infatti, ha negato alla loro riforma l’ingresso nella storia, decretandone l’annullamento col voto popolare.

Adesso, dopo la sconfitta del governo di centrodestra il 9 Aprile e la vittoria del NO il 26 Giugno si chiude definitivamente non solo il ciclo forzista cominciato nel 1994 ma anche quel tentativo di sradicare gli elementi fondamentali della Repubblica e di modificare la Costituzione della società italiana.
Il berlusconismo voleva questo, ma la miseria culturale del progetto non ce l’ha fatta.
Nella strategia di Berlusconi, infatti, il referendum doveva servire anche per dare una spallata al governo di centrosinistra, invece il risultato referendario si è trasformato in un’occasione per chiudere i conti col berlusconismo ed ha aperto, dunque, un nuova fase della vita politica italiana.
Ora tutto dipende da quello che il nuovo governo di centrosinistra saprà costruire.

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