Una obbligata postilla alle inquietudini pubblicate dall'amico Musarra

Versione stampabileVersione stampabile

InquietudineAvevo apprezzato lo zelo degli strumenti intellettuali col quale Musarra, indagando su socialità, politica e stile di vita, fece sorgere un Gruppo con un progetto che oggi in Consiglio Comunale ha due portavoce, ma ultimamente alcuni suoi post pubblicati su questo Social hanno manifestato inquietudini che sono fonte di interrogazioni del lettore.

Presumo che egli si riferisca allo sfasciume politico nazionale di queste ultime settimane e avverto nelle sue enunciazioni l’ansia di cambiamenti che, in regime di globalizzazione capitalista, ritengo essere incompatibili con i valori umani o con i grandi obiettivi politici predominanti che mai accadranno se la poesia dei sogni non diventa mobilitazione sociale. Ma il vagheggiare fantastiche aspirazioni, senza evidenziare l’essenza critica alle vere cause del disagio sociale, rende poco comprensibili quelle ragioni di conflittualità con l’inquietante prospettiva di dover adeguare le nostre richieste al sistema della globalizzazione che produce pesanti insicurezze, di cui il popolo è sempre la vittima inconsapevole.

L’avvento di una società solidale si può realizzare solo affidandoci ad un Sistema alternativo che ne costituisca la sua giustificazione etica, coniugandosi con libertà, uguaglianza e lavoro. Trovo, pertanto, sbagliato chiamare rivoluzionario il “Cambiamento” pasticciando intese e ambigue alleanze nella grottesca struttura di questo Sistema capitalista, dove Democrazia ed Elezioni sono diventate la balla di retoriche populiste e di prebende allusive al pari del voto di scambio pagato con soldi pubblici. Era prevedibile che il matrimonio di due populismi avrebbe partorito squallide scorrettezze, spartizione di nomine e cadute di stile del linguaggio istituzionale del duo Salvini/Di Maio. Lo dico perché nel nostro Paese, collassato dalla crisi (ed anche dalla pigrizia intellettuale), si è prodotto un deficit politico, culturale ed etico che ha intossicato l’opinione pubblica, dove hanno attecchito meglio le manipolazioni politicamente scorrette del linguaggio dei populismi.

Ridurre, infatti, le questioni politiche soltanto alla paura del migrante, alla soppressione dei vitalizi, all’obbligo“facoltativo”del vaccino, al divieto di pubblicità dei giochi d’azzardo, alla reintroduzione della leva militare obbligatoria o alle cose più elementari significa tacere sui problemi predominanti e sulle conseguenze che la spoliticizzazione e la liquefazione del pensiero hanno prodotto sul sociale. Persino sulla tragedia del ponte di Genova non esitano a speculare e manipolare ogni accadimento per intentare processi sommari e fare ancora campagna elettorale, ignorando che sul contratto di concessione autostradale è previsto il controllo dell’Anas e che dal 2013 vige un’apposita struttura di vigilanza del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti addetta ai controlli sull’agibilità. E’ allarmante perciò che il governo grilloleghista, trascurando di mettere subito in sicurezza l’annunciata precarietà del ponte, abbia invece avanzato a Luglio2018 la cancellazione dell’importante opera di gronda autostradale (contro la quale già nel 2014 s’era scagliata l’ostilità di Grillo), la cui realizzazione -approvata anche dall’Ue- era finalizzata ad alleggerire o annullare su quel ponte il traffico pesante.

La verità è che nella baraonda del ponte crollato, delle concessioni autostradali e dei finanziamenti occulti ci sono tutti (veterani e nuovisti), per i quali nessun “Pentimento” può estinguere le gravi responsabilità intercorse tra i Concessionari e lo Stato concessore che non hanno controllato. Ora è vero che la sinistra non è riuscita a realizzare le proprie idee di solidarietà, di uguaglianza e di libertà, perdendo tanta parte del suo popolo, ma al Musarra o ai grillini di sinistra mi viene da chiedere se è valsa la pena di consegnare l’Italia alla Lega di Salvini & Company. In tali situazioni il Pentimento, qualora ci fosse, è soltanto una soluzione apparente che non spodesta le colpe. E poi ognuno può pensarla come vuole, ma il tanto decantato cambiamento gialloverde (pentaleghista) non si è avviato e quello che ora avviene dimostra che si è trattato soltanto di un cambio di regime fecondato nel labirinto dei compromessi tra contraddizioni e incongruenze, cavalcando da sciacalli (mascherati di buonismo) i fermenti popolari e quelle tensioni sociali che sperano in un nuovo mondo possibile di alternativa che vada in direzione di un Socialismo.

Per le legittime richieste del nostro vivere sarebbe stato necessario, invece, un forte scontro di idee e di pressione sociale per disincantarci dagli incantatori dei nuovi populismi, i quali sullo scontento e su un falso orgoglio nazionalista frodano il maggior consenso. Mi sono sentito, pertanto, obbligato a replicare le mie annotazioni che già avevo espresso più estese su questo Social (soprattutto negli ultimi miei post con oggetto le inutili elezioni del 4 Marzo2018 e poi l’inciucio di governo che ne è seguito), compiacendomi di esternare sul blog le mie idee un pò svigorite dagli anni ma certamente non sconfitte se siamo ancora qui a lamentarci per le stesse cose. 26 Agosto 2018

Enzo Arena
www.webalice.it/arenavincenzo

tags: