Tanto tuonò che alla fine piovve

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Caro On Leanza

Prendo spunto dalla notizia del suo divorzio dall’MPA per proporre ai lettori alcune mie riflessioni, chiedendo Loro anticipatamente scusa dei termini che userò.

Ogni divorzio, come ha ben detto Lei in una intervista televisiva, porta con sé tanto dolore, ma elaborato il lutto, si sa, arriva il perdono e si risorge a nuova vita. Questo vale per Lei ovviamente.

Ma a noi, miseri mortali, noi che a Misterbianco, di questo strappo, abbiamo pagato le conseguenze, subendo un mese fa una sconfitta elettorale  annunciata, programmata, come affermo da tempo su queste pagine. A noi adesso cosa ne viene?

Certo le responsabilità non sono solo sue; io per primo ho riconosciuto le mie e quelle di chi ci ha preceduto, ma quante volte abbiamo detto che lo scontro fra Lei e Lombardo appesantiva il fardello che già portavamo e a farne le spese saremmo stati tutti noi che ci stavamo mettendo la faccia, la passione e il tempo. A noi adesso cosa ne viene?

Qualche mese fa, Lei aveva avuto la possibilità di risolvere un rapporto già logoro e quindi imprimere una svolta alla campagna elettorale in corso e a quella futura regionale, liberandosi e liberando la coalizione che si stava formando da un peso insostenibile, sfrondandola dai sospetti e dai veleni che inesorabilmente sono poi esplosi. A noi adesso cosa ne viene?

Lei adesso o fra qualche giorno passerà ad altra formazione politica (forse lo ha già fatto in cuor suo), riunirà i suoi e dirà loro: “questa è la vostra nuova casa” e ognuno contento occuperà la sua stanzetta, posizionerà i suoi giocattoli e ricomincerà una nuova vita. Come avviene sempre dopo un trasloco.

Ma NOI che non apparteniamo a quella casa, noi che del trasloco ce ne fottiamo perché ci abbiamo rimesso, NOI, che siamo stati traditi da tutte le stronzate che i partiti,  (per i quali ci siamo spesi per una vita) hanno commesso, NOI adesso siamo incazzati, per essere stati trattati come “utili idioti”, o peggio “popolo bue”.

Mi viene in mente una favola di Fedro, quella dell'asino e il vecchio pastore la cui morale è semplice: quando cambia il governo, molto spesso per i miseri mortali non cambia nulla se non il modo d'essere del padrone.

E infatti stiamo assistendo giorno dopo giorno all’affannarsi della vecchia classe politica che, così come è avvenuto alla fine della Prima Repubblica, cerca subdolamente di riciclarsi con nuove formule, nuove alchimie. Nel ’94 c’è stata l’ancora di Forza Italia e della galassia dei partiti post DC, oggi c’è l’ancora delle liste civiche, della società civile, (che puntualmente viene ripescata per essere poi scaricata, come si fa con una amante divenuta scomoda “perché chiede troppo”).

Dall’altra parte (ammesso che si possa parlare di “altra parte”) ci sono quelli che parlano solo di mafia, ma non sanno creare condizioni di sviluppo sostenibile per le comunità che amministrano (vedi Crocetta); oppure coloro i quali pur avendo ragioni da vendere su alcuni principi, si perdono nel folklore del “tutti giù dall’aereo” (il popolo dei Vaffa).

E NOI, quelli che stiamo in mezzo, quelli che non gridano ma ragionano, non mandano tutti a Vaffa ma dialogano, NOI che facciamo?

Scendiamo in piazza pacificamente, ma incazzati, perché nessuno ci sente e spocchiosamente pensa che alla fine saremo sempre lì pronti a calarci le braghe.

Scendiamo in piazza per dire a tutti i politici che per tanti anni hanno vissuto alla grande illudendoci che anche noi vivevamo alla grande, che la festa è finita. Basta con i favori, basta con le braghe calate (tanto ce le hanno tolte), basta con le tasse che soffocano l’economia, e che producono altre tasse ed altre ancora, in una spirale senza fine, che non abbiamo voluto noi, ma che la stiamo subendo fino a morirne.

Cari Onorevoli buoni per tutte le stagioni, non sarebbe meglio scendere dalla diligenza e lasciare ad altri la possibilità di provare a cambiare le cose usando il buon senso del “padre di famiglia” e le capacità e le intelligenze che per anni avete mortificato?

Noi siamo quelli del buon senso sì, ma non coglioni per tutte le stagioni!

Cordialmente

Pippo Gullotta

 

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Commenti

Kramer contro Kramer.

Kramer contro Kramer.

Se non fosse che quel che succede, si abbatte sulle spalle di 6 milion di individui (chiamiamoli Siciliani) che vedono il PIL 2012 scendere del 2,9%; 500 mila di individui vivono sotto la soglia di povertà e 1 milione di giovani non lavorano o hanno lavori precari, sembra di assistere a un classico epilogo di un divorzio non consensuale (di cui il film traccia un mirabile ritratto) dove i genitori  (a turno) esasperano la rottura portando i figli a dire le peggiori nefandezze dell'altro, un pò come si evince dal comunicato dei giovani MpA pubblicato oggi sulla Sicilia, che ricalca esattamente quanto dichiarato dal governatore Lombardo in altra pagina dello stesso giornale.

Sembra una scena del Titanic che mentre affonda l'orchestra continua a suonare per gli ospiti di prima classe. Quelli di terza erano già condannati.

Pippo Gullotta

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