Non è tanto importante cosa chiedere a Sant’Antonio Abate, quale richiesta, quale supplica, quale miracolo. Importante è che cosa lui ci dà, cosa ci ha dato, cosa ci ha detto nel corso della sua vita. Antonio, anacoreta, fondatore del monachesimo occidentale. Antonio, il visionario. Antonio, il rivoluzionario.
E tanto ci ha donato, tanto ci ha detto, che noi forse facciamo fatica ancora a comprendere, e di più a mettere in pratica. Antonio ha compreso che per conoscere la parola di Dio, bisogna prima conoscere sé stessi, per capire Dio, bisogna prima capire sé stessi, per penetrare il senso dell’eterno, bisogna prima scendere in profondità, dentro di sé, in sé. Questa è la sua grande intuizione, la sua sostanziale rivoluzione. E per fare ciò occorre ascoltare e ascoltarsi, pensare e pensarsi, immaginare e immaginarsi, fare silenzio e parlare con l’Infinito nella preghiera. E per fare ciò occorre estraniarsi dal mondo, allontanarsi da tutti, vivere da solo, vivere in sé e per sé, non in solitudine. Distaccarsi, rimuovere le cose di questo mondo, le “tentazioni” antiche e sempre attuali della condizione umana. Cioè, per avvicinarsi a Dio, bisogna essere più uomo, più vero, più giusto, più buono.
Per costruire la sua esistenza, per dare senso alla sua vita e alla sua fede, per realizzare relazioni autentiche, forti e durature, con Dio e con gli altri uomini, Antonio ha capito che deve lasciare tutto e tutti, fare spazio per sé, e vivere in una caverna nel deserto dell’Africa. Antonio ha capito che per avere una fede vera, autorevole, trasparente, comprensibile, “appetibile ed esportabile” deve essere Integrato “con sé stesso, con gli altri e con il mondo intero”. Si, Integrato, cioè conoscere il proprio cammino, la meta, le paure, i limiti, le passioni, le gioie. Cioè, la libertà liberante. Antonio “ha appeso la sua vita sulla punta di un bastone” ed ha raggiunto il suo obiettivo. Costruire comunità di uomini liberi, cenacoli di preghiera e di lavoro, cenobi di crescita umana e spirituale. Mentre il mondo, nei secoli, è andato in un’altra direzione, indifferente ai deserti.
Dirà Ignazio Silone nel suo ultimo libro, “L’avventura di un povero cristiano”, “Vi sarà sempre qualche cristiano che prenderà Cristo sul serio, qualche “cristiano assurdo”. Poiché gli stessi che lo tradiscono, non possono distruggere il Vangelo. Lo possono nascondere, ne possono dare interpretazioni di comodo, ma non distruggerlo. Per cui ogni tanto qualcuno lo riscoprirà e accetterà con animo sereno di andare allo sbaraglio”. Qualcuno di assurdo, che sta fuori dalle chiese e dai gruppi che contano e che per questo ha il vigore della profezia. Qualcuno che ha il coraggio di annunciare che “ogni uomo” (non solo imperatori, re, papi e sacerdoti) conoscerà Dio e vedrà la sua salvezza. Come Antonio, il visionario, il rivoluzionario.



























