Salvatore Battiati, esempio di cattolicesimo militante, "alfiere del dono"

Salvatore BattiatiGli uomini tramontano, le ombre si dissolvono, il tempo si disperde, ma restano le parole, i gesti, le opere, la carità dell’uomo. Le azioni e la storia rimangono intatte, per sempre. Rimane l’ardore, l’impegno, la speranza. Rimane la fede. Per amore, per dono di gratuità, per dovere, per senso civico, per dare un senso alla vita. Per fare della vita un capolavoro. Così è stato per Salvatore Battiati, scomparso nei giorni scorsi.

Ma al di là del percorso della sua vita, del suo “curriculum” personale, degli elogi, mi piace ricordare e dare testimonianza dell’uomo, del suo valore, dei suoi talenti. Il dott. Salvatore Battiati ha rappresentato l’anima pulsante del cattolicesimo militante misterbianchese, della fede ricca, fertile, feconda, della devozione viva, coinvolgente, liberante, senza aver bisogno di inni, di riti, d’incenso, senza orpelli dorati, liturgie, sovrastrutture. Il cattolicesimo che si fa compagno di viaggio di tutti, che diventa prossimità, perseveranza, gratuità, che si fa “fontana del villaggio”, “chiesa in uscita”, come amava dire papa Francesco. Una fede vissuta ogni giorno, in famiglia, con gli amici, nel lavoro, nella comunità, nella politica. Un impegno di volontariato gratuito, intelligente, competente, ininterrotto, al servizio di tutta la comunità misterbianchese, soprattutto con umiltà, con discrezione, nel silenzio. Da presidente dell’Azione Cattolica Italiana della Chiesa Madre, con mons. Giuseppe Scuderi; da componente-segretario del Comitato per le celebrazioni del Terzo Centenario della distruzione dell’antico Misterbianco (1669-1969), con il presidente dott. Carmelo Di Stefano; da componente del Comitato ai Beni Culturali; da presidente dell’Associazione di Volontariato Sociale “Umanità Solidale”, per oltre dieci anni, con mille iniziative a sostegno e per la promozione e l’integrazione dei ragazzi disabili (incontri culturali, seminari di formazione, campeggi, gite a Lourdes, a Loreto, gestione del centro diurno); da componente e commissario dell’Istituto regionale San Domenico, una realtà unica nel panorama associativo del territorio comunale, in sinergia tra privato e pubblico; da dirigente, per molti anni, fino alla pensione, dell’Ufficio Ragioneria del Comune di Misterbianco (“in tanti anni, soprattutto nelle difficoltà finanziarie e amministrative, ho risolto molti problemi all’ente locale”, mi confessava tante volte); da Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Misterbianco (negli anni 1994-1995, 1997-2002, nelle Giunte del sindaco Di Guardo), impegno svolto con rigore, oculatezza e lungimiranza.

Così lo ricorda il dott. Edoardo Barbarossa (presidente della Coop. Sociale “Marianela Garcia (1990-1995), presidente della Confcooperative regionale ed esperto di politica sociale), “una persona che faceva di tutto per essere “invisibile”, lievito nell’impasto e sale nell’acqua di mare. Ci eravamo conosciuti mentre lui svolgeva con rigore il suo ruolo pubblico di responsabile dell’ufficio di ragioneria del Comune etneo. Era tanto rigoroso nel suo ruolo istituzione quando profondamente buono e altruista nel suo ruolo di volontario. Penso che fu per questa ragione che il sindaco Nino Di Guardo lo scelse come assessore ai Servizi Sociali. Nel 1999 mi chiese di fargli da consulente e dal 1999 al 2002 abbiamo vissuto un’esperienza intensa, l’ho osservato svolgere il suo impegno, sempre con rigore, ma con passione e gentilezza, quelle di una persona che è stata capace di donare tempo e competenza per il bene comune. Io non lo dimenticherò e lo ringrazio per l’opportunità che mi ha dato di essergli amico”. Nelle elezioni amministrative del 30 novembre 1997, per l’elezione del sindaco e il rinnovo del Consiglio Comunale, fu tra i promotori, insieme ad altri amici e amministratori, della lista civica “Movimento Volontari per Misterbianco (fu lui ad indicare il nome), che poi risultò la più votata della tornata elettorale. Salvatore Battiati, soprattutto, insieme ad altri misterbianchesi, è stato uno “dei ragazzi di padre Cannone”, è cresciuto con il “don Bosco di Misterbianco”, divenendo, sicuramente, tra i suoi “frutti migliori”, perché l’albero si riconosce dal frutto, ed è anche il frutto che rende prezioso l’albero. Fino a quell’indimenticabile Messa mattutina nella cappella del Santa Marta, a Roma, insieme alla moglie Luisa, seduto accanto a papa Francesco, in occasione della celebrazione dei suoi cinquant’anni di matrimonio. Sicuramente, tra le esperienze più emozionanti della sua vita di credente. Turi Battiati è veramente un esempio di cattolicesimo militante e testimone di fede credibile da trasmettere alle future generazioni.

Angelo Battiato

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