Questa Italia di Berlusconi...ovvero l’Harem del Papi

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Harem
Chi parla di difesa della privacy nel rapporto con la politica sembra voler ignorare che la democrazia non è soltanto “governo di popolo”, ma anche “governo in pubblico”.
Questa profonda verità è oggi al centro della discussione italiana, una verità che rende inammissibile la menzogna in politica, soprattutto quando il mentitore si configura in chi ha voluto liberamente rinunciare allo spazio privato per rendersi protagonista nel grande palcoscenico dello spazio pubblico.
La vicenda del triangolo Silvio/Veronica/Noemi non può essere semplicemente liquidata come la solita bufera familiare, perché qui non si tratta di qualche pettegolezzo privato, bensì di una denuncia circostanziata della moglie Veronica Lario e dei suoi riferimenti politici sulla figura pubblica di Berlusconi.

Occorre piuttosto interrogarsi sui comportamenti di un personaggio incaricato alla funzione di capo del governo. Ed in quanto tale quei comportamenti diventano di pubblico interesse.
D’altronde, sono state le dichiarazioni della moglie Veronica Lario con la lettera a “Repubblica” e subito dopo quelle di Berlusconi nel salotto del ciambellano Vespa ad esporre all’attenzione dell’intero Paese l’inquietante vicenda in cui venivano intrecciate le seguenti tre affermazioni:

La signora Lario dice: «Mio marito frequenta minorenni», «Mio marito non sta bene»;
Il marito Berlusconi replica: «Questa storia è un complotto organizzato dalla sinistra».

La prima affermazione chiama in causa la pratica del potere, definito “ciarpame senza pudore”, che degrada la sovranità popolare quando sono “veline” a rappresentarla per meriti di "ben condito" aspetto e soprattutto di morbosa intimità col premier.
Le altre due affermazioni, invece, allarmano perché l'una denuncia una instabilità psicofisica e l'altra un complotto contro il capo del governo.
Dunque si tratta di vicende tutte politiche che occorre verificare.
Intanto sembra chiaramente evidente escludere quella del complotto di sinistra.
Infatti il primo a dare notizia delle candidature di “veline” alle elezioni europee è stato proprio “Il Giornale” appartenente alla famiglia Berlusconi (pag.12 del 31 marzo 2009).

Poi un altro giornale “Libero”, diretto da Vittorio Feltri, pubblica il 22 aprile 2009 (in prima pagina) notizie con foto di Angela Sozio (del “Grande Fratello”) e delle gemelle De Vivo (dell’Isola dei Famosi) come probabili candidate alle europee; ed ancora a pag.12 pubblica l’articolo dal titolo «Gesto da cavaliere: le veline azzurre candidate in pectore» con nel sommario «Silvio porta a Strasburgo una truppa di showgirl».
Di quest’ultimo quotidiano sono collaboratori Gianluigi Paragone, Veneziani, Socci, Brunetta, Martino, e persino Michela Brambilla.
Sono due giornali che non si possono definire certamente di sinistra, e le affermazioni della signora Lario partono dalle rivelazioni di questi giornali vicini al premier e convalidate dalle proprie considerazioni perchè persona già a conoscenza dei fatti.
Era prevedibile, oltrechè legittimo, che poi il quotidiano “Repubblica” ne approfondisse l’indagine attenendosi ai doveri di un giornale e alla missione di informare l’opinione pubblica.


Berlusconi, dunque, farnetica quando accusa la sinistra di fantomatici complotti.
E’ l’ennesimo tentativo di celare le proprie ambiguità.
Berlusconi è infatti l'uomo che ha unito pubblico e privato fino a confonderli. E quello che ora interessa è chiarire il percorso tra le contraddizioni di un uomo pubblico in una vicenda pubblica, perchè, qualora in tale vicenda ci sia davvero denigrazione, la si possa spazzare via con la semplice forza della verità.
Ma il Presidente del Consiglio fa soltanto minacce e non spiega. Si presenta alle telecamere con i suoi monologhi, assistito da conduttori servi e da interlocutori ridotti a figuranti silenti.
Sono le sue reticenze, le sue doppie o triple versioni a rendere inevitabile l’attenzione pubblica sul rapporto tra verità e politica. E col suo excursus logorroico, corroborato dall’antico vizio della retorica populista, esibisce la pubblica menzogna, quasi inebriandosi di trasformare un Paese normale in un deprimente fotoromanzo italiano, distruggendo quel che resta ancora di politica nella nostra società ed instaurando un abuso continuato di potere che può diventare anche un pericolo per la nostra democrazia.

Ma quello che stupisce è l´asservimento della televisione pubblica ai vizi del ricco imperatore, è la latitanza del sistema dei nostri media, tendenti ad evitare di fare domande pungenti a chi governa con metodi che impoveriscono la qualità democratica del Paese.
Ed intanto, tra strizzatine d’occhio, battute da caserma e gallismo goliardico, Berlusconi può dire, fare e disfare quello che vuole senza contraddittorio...e nessuno si scandalizza.
Una progressione continua che, attraverso l'assassinio della politica e per l’indifferenza colpevole degli italiani, prepara l'annullamento della pubblica opinione e la premessa del potere assoluto.
Così è ridotta questa Italia: un Paese che rinuncia alla propria coscienza critica, alla propria vocazione democratica, alla propria capacità di autodeterminazione, un Paese appiattito sulla figura del Capo, che vive in funzione delle sue vicende in un incredibile intreccio tra politica, corruzione e valori compressi.

Ma forse è questo ciò che vuole il Popolo di “Barabba”...lo stesso ragionamento che 2000 anni fa portò il Cristo sulla croce.
Ed il risultato elettorale di oggi, nonostante la frenata del PDL, ci suggerisce questa risposta:
Il Barabba esiste ancora, e CON SILVIO B(arabba) UN’ITALIA PEGGIORE E’ ANCORA POSSIBILE..!
www.webalice.it/arenavincenzo

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