Pirandello a Misterbianco

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Il GTM Roscio Gallico di Michele Condorelli ha presentato "L'Uomo, la Bestia e la Virtù" al Teatro Comunale. Gran folla e tanta voglia di teatro.

Un dramma
borghese sprofondato nella commedia farsesca. Con “L’uomo, la bestia e la
virtù” di Luigi Pirandello, il Gruppo Teatro Misterbianco “Roscio
Gallico” ha offerto, nella raccolta e affollata sala del Teatro comunale -
insieme all’amaro “friggere dell’acqua”, quel particolare maniera di
considerare il mondo che costituisce, come sottolineava lo stesso Pirandello,
“la materia e la ragione dell’umorismo” - un fulminante apologo
tragicomico. Il caso grottesco del “trasparente” professor Paolino (Alfio
Tano Costanzo che va ben al di là di una recitazione amatoriale) insegnante
irreprensibile e sussiegoso - “uomo” dunque - che dopo aver inguaiato
la “virtuosa” signora Perella (Dina Palmeri in quei panni è davvero
naturalissima) madre del giovane allievo Nonò (il piccolo Vincenzo Mancuso è
sorprendente sulla scena) durante le prolungate assenza del marito capitano, il
burbero e arcigno Santo Mancuso, costringe quest’ultimo (la bestia, appunto)
a compiere i propri doveri coniugali servendosi di una torta preparata con un
afrodisiaco con l’aiuto complice del dottore Pulejo (Filippo Scuderi). Se
l’intreccio è un topos della letteratura (come non pensare alla
machiavelliana “Mandragola”?) e del cinema (nel ’53 Steno ne trasse pure
un film con la sceneggiatura di un certo Vitaliano Brancati) è la mano
registica di Michele Condorelli a sfruttare, con una mise en espace
dinamica e fluida - lui l’ha definita troppo modestamente “prova” –
l’assunto pirandelliano e a metterne in evidenza i cardini: ovvero il
mascheramento, lo scarto umorale ed esistenziale dei personaggi, sempre in
bilico sulle loro stesse coscienze, e ad offrircene come in quadri suggestivi -
le note di Mussorgskji e di Satie l’hanno giustappunto sottolineato - le loro
tante sfumature. Certo sempre ad un passo dalla verità e sempre attenti a non
esibirla del tutto… Sul palco pure Maria Caudullo, Silvia Palazzuolo e Lina Ventura, Pinuccia
Santanocito e Piero Di Prima.

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