padre Alex Zanotelli fa tappa a Catania

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“Io sono le persone che ho incontrato. Quelle che non servono al sistema perchè sono uniche e irripetibili”. Una felpa sdrucita, ingentilita da una sciarpa coi colori della pace a mò di foulard sulla barba bianca, le mani a stringere le tantissime che l’hanno accolto, padre Alex Zanotelli, il missionario comboniano fondatore dei “Beati costruttori di pace”, fa tappa a Catania.

Il suo è un cammino che dura da venti anni: un cammino lastricato di dolore, di incomprensioni ma anche di fede, di speranza, di azione soprattutto. E’ lui che la sezione etnea del Touring Club Italiano, l’ACAF (Associazione Catanese Amatore Fotografia) insieme al Movimento Rinascita Cristiana, hanno voluto accanto alle immagini di “Sete d’Africa”, la mostra della fotografa Franca Schininà accolta nelle sale de “Le Ciminiere” di Catania.
“Esiste – ha detto Zanotelli nel corso del suo intervento - l'Africa che continua a soffrire guerre infinite, che gronda sangue sulle colline del Ruanda e del Burundi, che muore ogni giorno crocifissa nel Sudan, che soffre nei suoi figli in Somalia, in Nigeria, in Al­geria e Sierra Leone. L'Africa dove aumenta il costo degli alimenti di prima necessità, e dove gli “aggiu­stamenti strutturali” rendono la vita ogni giorno più dura. Ma esiste anche l'Africa della speranza, della società civile organizzata, della creatività delle donne, dei martiri che hanno dato la vita per supe­rare odi e vendette. E' con questa Africa che scom­mette sulla speranza e sul futuro Il vero futuro dell'Africa sta in Africa”. Ecco perché lui ha scelto di essere al servizio dell'Africa, 'voce dei senza voce', per una critica radicale al sistema politico-economico del nord del mondo che crea al Sud sempre nuova miseria. Già: dall’apostolato di Nairobi alle pagine di Nigrizia fino ai vicoli napoletani, padre Alex Zanotelli ha combattuto nel nome di una fede che si fa prassi: dodici anni nell’inferno di Korogocho (‘Confusione’), la baraccopoli che sorge nei pressi di Nairobi, capitale del Kenia fino ai vicoli del rione Sanità di Napoli una città devastata dalla violenza e dalla camorra. Qui padre Alex vive nella comunità Crescere Insieme, dove trovano rifugio i tossicodipenti più emarginati del quartiere.
“Il nostro Dio – ha aggiunto poi nell’incontro presso l’Anfiteatro coperto delle Ciminiere - ascolta il grido di tutti gli innocenti. Denunciamo il regno di distruzione e di morte per annunciare quello della pace e della Croce”. Ed è una testimonianza che guarda in faccia gli orrori del mondo: “Il prossimo attacco degli Stati Uniti avrà come obiettivo l’Iran o la Siria con la scusante della lotta al terrorismo. Ma rifiuteremo davvero il terrorismo (di ogni genere!) solo se elimineremo ciò che lo alimenta. Finchè avremo il 20 per cento che vive da nababbi, accaparrandosi l'83 per cento delle risorse di questo mondo a spese dell'80 per cento dell'umanità, costretta a vivere sulla soglia della povertà o nella miseria più assoluta, non ci sarà pace, non ci sarà sicurezza che tenga”. E ancora: “Stiamo creando i presupposti per far sì che il mondo islamico creda che si configuri una lotta tra Occidente cristiano e Oriente musulmano Ecco: dobbiamo assumerci la nostra parte di responsabilità per rendere questo mondo più umano. La stessa legge sui corrispondenti di guerra che il governo si appresta a varare sottrae spazio all’informazione libera e democratica: è questo il sistema cui dobbiamo opporci.” Poi invitando la città ad una comune unità di intenti (“Se non sarò invitato da tutte le associazioni della città non verrò mai più a Catania”) per una ‘civiltà della tenerezza’ padre Alex conclude: “Nonostante tutto credo nel Dio della vita.”
Giuseppe Condorelli

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