Noi non siamo in guerra: la ripudiamo!

NON SIAMO IN GUERRANon ci appartiene. Non ha senso, non ha logica, non ha volto. È un groviglio di ombre che sfugge all’intelligenza e calpesta il raziocinio. Eppure, quella parola oscena è tornata a infestare le nostre bocche: GUERRA. Una parola che la lingua rifiuta di scandire, che l’orecchio respinge, che l’occhio non vuole guardare.
Ma noi non siamo in guerra. La ripudiamo con ogni fibra del nostro essere.
Il mondo che conosciamo è fatto di legami, non di trincee. Gli Arabi sono i compagni del nostro pane e delle nostre parole sagge. Gli Europei sono i nostri concittadini: con loro dividiamo il grano, l’olio e il respiro della libertà. Gli Asiatici e gli Africani sono fratelli di spirito e filosofia; degli Americani ammiriamo l’ingegno che accorcia le distanze.
Cosa ci divide, allora? Non i confini, ma i fanatismi.
Non ci piacciono le religioni usate come micce per incendiare i continenti. Non ci piace il pensiero unico, la menzogna spacciata per verità eterna, il lusso osceno accumulato sulle macerie. Disprezziamo i mercanti d’armi e i poteri forti che giocano a dadi con le nostre vite.
Noi lottiamo per il diritto elementare di esistere: respirare aria pulita, mangiare cibo sano, bere acqua che non sappia di veleno. Lottiamo perché i nostri figli non debbano mai impugnare un fucile contro un altro uomo, contro un altro fratello che abita solo un po' più in là.
Oggi proviamo uno sgomento che si fa rabbia. Guardiamo missili e "diavolerie belliche" piovere sulle case della gente inerme. Quelle bombe non sono le nostre, anche se sono state forgiate con il sudore dei nostri risparmi. Sono i giocattoli di uomini malvagi, assetati di un potere che non sa cosa farsene della vita.
I veri nemici non sono oltre il confine. I veri responsabili sono l’emarginazione, lo sfruttamento, l’egoismo e l’ignoranza. La guerra è il fallimento della nostra umanità.
È ora di reagire. È urgente che uomini, donne e vecchi abbandonino le loro "case-rifugio". Dobbiamo riprenderci le piazze, sederci sulle scalinate e negli anfiteatri per ricominciare a raccontarci. Dobbiamo progettare insieme una nuova quotidianità, una politica dei popoli fondata sulla partecipazione e sui bisogni condivisi.
Perché la bellezza e la meraviglia della vita non si negoziano.
Perché noi non siamo in guerra. Noi siamo l’internazionale dei popoli. E vogliamo il nostro diritto inalienabile a vivere con dignità, ora e per sempre.

Pasquale Musarra
13/03/2026

tags: