Misterbianchese cca scòccia

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Municipio“Spetti e puliti i mustarijanchisi…”, c’appoi veramente i misterbianchesi sono sperti, scaltri, astuti, furbi, attenti. Hanno l’intera gamma dei valori della spirtizza, elevata fino all’ennesima potenza, e portata in giro per il mondo con nonchalance, con disinvoltura, quasi con semplicità, senza farsene accorgere, senza rendersene conto.

Ma guai a farglielo notare, a ricordarglielo, si offendono, ci rimangono male, si incazzano pure. Come dire, sperti si, ma nell’ombra, in silenzio, senza svelarlo, senza dichiararlo, nessuno si deve permettere di dirlo, soprattutto in loro presenza. Forse questa nostra innata “qualità” ha origine antichissima, risalente, quasi sicuramente, al vecchio paese, prima dell’eruzione lavica del 1669, dove i nostri padri hanno dovuto imparare a loro spese, sulla loro pelle, ad essere sperti, scaltri, attenti, “stretti” com’erano da una parte dai loro “concittadini” catanesi, che li vessavano e li angariavano in tutti i modi, nel commercio, nella produzione agricola, nella gestione delle preziose acque del fiume Amenano; dall’altra parte dai monaci del Monasterium che avevano “dentro casa”, con i quali coabitavano già dal Medioevo, che reclamavano la decima, una parte della produzione agricola e chissà cos’altro ancora; poi dal 1642 dovevano fare i conti anche con il signore di turno, prima con il genovese Gian Andrea Massa, che, come tutti i suoi conterranei, era avaro, taccagno, prìcchiu, nella gestione economica e nei rapporti personali; poi dalla famiglia del duca Trigona, che fino a tutto l’Ottocento accampò diritti feudali ed enfiteutici su tutti gli abitanti del paese. Insomma, o sperti o sottomessi. E i nostri antenati impararono molto presto l’arte della “spirtizza”… e la applicarono subito! Fino ai giorni nostri! Ma il misterbianchese ha un’altra bella qualità che lo contraddistingue dal “resto del mondo”: essere “spronti”, cioè essere allegri, gioviali, spontanei, sempre pronti alla battuta facile, a canzonare il prossimo, per diletto, per simpatia, non certo per fare del male, essere istrionici, camaleonti, adattarsi agli eventi, se è opportuno, cambiare casacca in tempo, mimetizzarsi o apparire, ma mostrarsi comunque, in poche parole: esserci sempre. Forse proprio da questa virtù è nato l’amore dei misterbianchesi per il teatro, e sono state tantissime nel tempo le compagnie che si sono cimentate nell’arte della recitazione, tanti gli attori nostrani di talento che hanno calcato i palcoscenici.

E probabilmente da qui nasce anche l’amore, travolgente e incondizionato, per il carnevale. Si, il Carnevale di Misterbianco! La festa di carnevale a Misterbianco ha origini antichissime, fa parte del DNA di ogni vero mustarijanchisi, nelle loro vene scorre piastrine e coriandoli. E tanti sono gli “ingredienti” del nostro carnevale: giovialità, giocosità, allegria, ironia, satira grassa e grottesca, ma anche delicata, raffinata, elegante, voglia di prendere in giro se stessi e il prossimo, di divertirsi e di divertire, di evadere, di rivoltare il consueto, lo scontato, il già visto, il banale, di capovolgere il buon senso e le regole sociali, di nascondersi e di celarsi, di essere altro e oltre. Tutto questo è il nostro carnevale, l’evento principale dell’anno, il “prodotto tipico locale”, il segno distintivo del paese, che va ben oltre qualsiasi aspetto turistico, economico o promozionale. Ca quali turismu! Il carnevale da noi è divertimento, follia, sfogo, passione, seduzione, cultura, storia, identità, e tanto altro ancora. E’ la città nella gioia! E poi c’è l’ultima qualità, quella che ci appartiene interamente, quella che ci rende veramente unici al mondo: l’invidia. Si ma, direte voi, l’invidia nel mondo ce l’hanno un poco tutti! Si, ma non come l’invidia alla mustarijanchisa! Qua da noi assume un aspetto particolarissimo, un significato unico e inconfondibile! Il misterbianchese è avvinto all’invidia come l’edera alla ringhiera. Non ne possiamo fare a meno! Ci appartiene! Noi siamo invidiosi delle qualità, dei meriti, dei successi, persino dei vizi dell’altro! Appena si ha sentore, si percepisce, si intuisce che qualcuno è invidiato, il “virus” dell’invidia si espande a macchia d’olio, come una saetta, più veloce della luce, e l’invidiato diventa subito un personaggio pubblico, “l’oscuro oggetto del contendere”. Guai a lui! Ma noi non ci perdiamo d’animo, non ci facciamo prendere dalla pietà, dal rimorso, solidarizziamo subito… con gli invidiosi, a danno dell’invidiato, che viene colpito ancora di più, sempre di più, fino a piegarlo, a dissolverlo, ad annientarlo, fino a renderlo innocuo! E l’invidiato o desiste o viene annullato! Non c’è niente da fare! Il “partito degli invidiosi” deve trionfare sui poveri e malcapitati “invidiati”! Tale sentimento, si dice, “nasce”, storicamente, ‘a Chiazza e via via si espande dappertutto, in tutti i quartieri cittadini: Pedi ‘a Cruci, Chianu Duca, Manganeddi, Panzera, ‘Ndrommu, Puzzu Novu, Pùgghia, Càmmunu, Ruvicedda. Dagli all’invidiato! “Meglio per lui che non fosse mai nato!”.

E questo spiega benissimo perché a Misterbianco non sono mai emersi grandi geni nei diversi campi del sapere: letteratura, poesia, pittura, scultura, musica, scienze, medicina, politica, giornalismo, architettura. E non per demerito, per incapacità o apatia, ma esclusivamente per invidia, appunto! Che poi, diciamola tutta, Misterbianco nel corso della sua storia ha avuto grandi personalità in tutti i settori: Prefetti del Regno, Rettori dell’Università, presidente di Provincia, senatori, deputati, sottosegretari di Stato, Provveditori agli Studi, docenti universitari, presidi, inventori, luminari della medicina, scrittori, poeti, cantanti, musicisti, ma per quell’atavico vizio di “comunità” o sono stati costretti ad “emigrare” in città o altrove, o si sono tenuti ben lontani dal presentarsi come “mustarijanchisi”,… e forse solo questo li ha salvati! Cettu, su tutto, “sorge spontanea una domanda”: ma allura semu “spetti” o “ni sentunu spetti”!? Ai posteri l’ardua sentenza. Ma per noi mustarijanchisi “cca scòccia” e ccu l’ògghiu bonu”, adagiati nelle piazze, nelle strade e nei vicoli del nostro amato paesello, disteso sulla collina “come un vecchio addormentato”, il tempo sembra non passare mai, “siamo il paese dove non si muore mai”! E voi, o giovani misterbianchesi, quando sarà il vostro tempo, pensateci ancora “spetti e puliti”, pensateci sempre, con indulgenza…

Angelo Battiato

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