Massimo Cacciari, il "cercatore di significati". Una intervista

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Massimo Cacciari, il filosofo, ha inaugurato con una magistrale "lectio" il ciclo di lezioni del Dottorato di Ricerca in "Profili della cittadinanza nella costruzione dell'Europa" nell'Aula magna di Giurisprudenza. Poi nel pomeriggio è stato alle prese con i postcontemporanei: lungo dibattito nell'Aula magna del Monastero dei Benedettini su "Rappresentazione e immaginazione nella crisi della Modernità". Quella che segue è una intervista esclusiva.

Massimo Cacciari siede all’ombra dei ficus di Villa
Cerami, concedendosi gentile e garbato ad una breve conversazione cullato dalla
frescura di una soleggiata giornata settembrina che lo vede aprire, con la “
lectio”
inaugurale in un Aula magna affollatissima, il seminario del ciclo di lezioni del Dottorato
di Ricerca in “Profili della cittadinanza nella costruzione dell’Europa”,
sotto l’attento coordinamento di Pietro Barcellona.
Con questo illustre
“cercatore di significati", con questo filosofo prestato alla politica -
nel Pci dell´epoca berlingueriana, poi da Prodi fino a Rutelli – ma ormai
tornato all’insegnamento "militante" e non certo per delusione,
affrontiamo alcune questioni di grande interesse non solo filosofico.

Professore Cacciari, lei ha detto
che la politica non si fa soltanto nelle sedi istituzionali, di partito o di
governo, ma sempre più fuori dai palazzi, nella grande "business
community" o nelle università e nei luoghi in cui si produce cultura:
dunque crede ancora in un suo primato davanti al Minotauro dell’Economico?
“Ormai - risponde Cacciari - la politica è un concetto largo che abbraccia
varie forme di azione. Pensare di ripristinare un primato del politico o
addirittura delle sedi istituzionali del politico, dei partiti stessi, è una
pessima utopia. Questo non significa che non c’è più la
<<politica>>, vuol dire che questo concetto va allargato: si può
fare politica strutturando l’università in un certo modo, facendo economia ed
impresa”. Poi quando gli chiediamo, in riferimento alla sua “lectio”, se
è ancora possibile rintracciare nel Mediterraneo quell’”arcipelago” di
significati che lo costituivano (l’ovvio riferimento è al suo omonimo scritto
di geopolitica del ‘97) risponde categorico: “Sempre meno. Perché
l’Europa sta dimenticando le sue radici mediterranee e perché il Mediterraneo
stesso, nel corso del Novecento, ha drasticamente eliminato, dalla Grecia alla
Turchia dall’Algeria alla Tunisia, tutti i suoi luoghi etnici e
multiculturali”. Il Mare Nostrum è insomma un carattere scomparso e così è 
molto difficile immaginare un Mediterraneo “arcipelago”: e questa è
la sfida che si trova davanti la comunità europea.” La stessa sfida che
Cacciari pone contrapponendo il pensiero “ultraforte” - opposto alla miseria
di quello “debole” -
che riflette e pensa intorno al progetto tecnico
scientifico del mondo contemporaneo. “La nostra società 
è improntata a questo tipo di valori, ovvero quelli razionalmente
calcolabili, manipolabili, trasformabili: questo è il vero nichilismo”. E che
ha a che fare, aggiungiamo, con il tema del Potere. “Certo – aggiunge – il
Potere è ormai ridotto al servizio di questo tipo di razionalità, senza alcuna
specifica autonomia: ma è una tendenza, non certo un destino…” Ma allora
costituisce un senso, ha ancora un senso la pratica filosofica (ormai
specializzata), il "lavoro del concetto", come lo chiamava Hegel?
“Contesto che il pensare sia ridotto a briciole filosofiche – chiarisce
Cacciari – anzi, vi è una forte tendenza a dare un senso di arcipelago a
questa frammentazione ci sono tanti modi di filosofare e non è detto che quella
che reagisce a questo bricolage filosofico che sia spacciata. Ritengo quanto mai
necessario ricomporre in Europa un pensiero filosofico-politico: altrimenti non
si capisce su quali fondamenti potrà essere costruire l’idea di una
costituzione europea. Ed è un impegno vitale a partire dalla scuola,
dall’università: altrimenti la costruzione dell’unità dell’Europa sarà
un artificio economico mercantile. Quanto può durare?. Bisogna
costruire un senso, propriamente: come destinazione e come futuro”.

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