La vera storia di Campanarazzu: Lettera aperta all'Amministrazione Comunale di Misterbianco alla Fondazione Monasterium Album e alla cittadinanza del Comune di Misterbianco

CampanarazzuE’ ancora fresco nel cassetto della memoria di un ultraottantenne, il ricordo della trasmissione andata in onda su RAI 1 il 22 maggio u.s. e dedicata a Campanarazzu.
Forte è stata l’emozione nel rivedere quel luogo, il mio luogo del cuore, riportato allo splendore dopo secoli di abbandono.
Eppure non era la prima volta che lo ammiravo e chi meglio di me lo conosceva?
Ma è stato come se fosse la prima volta, come quando un padre mette al mondo un figlio e poi con orgoglio lo vede crescere ed avere successo.
Sì proprio con orgoglio ho ammirato quell’altare, quelle colonne, quei reperti, perché anche se la maggior parte dei misterbianchesi lo ignora, quel tesoro oggi ammirato dai miei concittadini e dal tutto il mondo è venuto alla luce, grazie all’incoscienza, all’irresponsabilità del sottoscritto e di altri tre giovani: Nuccio Spampinato, Mimmo Santonocito, Turi Falà.
La storia di Campanarazzu inizia da noi.

L’11 settembre del 1960 (da documento fotografico) in occasione della festa della Madonna degli Ammalati, alcuni giovani ventenni (tutti più o meno coetanei), decisero di fare una puntata in quel luogo da sempre magico e misterioso di Campanarazzu.
Si sapeva ( perchè c’eravamo già stati il 20 settembre 1959) che sotto quello spettro di campanile ci doveva essere una chiesa e quella volta la curiosità fu tale che tentammo il passaggio attraverso l’unica apertura ma non ci spingemmo oltre.
Il servizio di leva nel 1962/63, poi, allontanò tutti noi per ritrovarci nel 1965.
Stavolta armati di pale, picconi, vanghe, rastrelli, secchi, lampade all’acetilene e con la mia Koroll 24, una macchina fotografica che portavo sempre con me, partimmo per quell’avventura altamente rischiosa e con una incoscienza tipica dell’età. Finalmente ci calammo attraverso l’apertura fino a toccare il fondo.

Campanarazzu

Lo stupore dei nostri volti si legge ancora oggi nelle immagini scattate con la mia Koroll 24. Non credevamo ai nostri occhi davanti a tanta bellezza e maestosità e sicuramente neanche noi ci rendevamo conto di cosa avessimo scoperto. Dopo aver scavato, portammo alla luce alcuni reperti: vasi in terracotta, lucerne lapide con una incisione in latino e dedicata a Santa Maria delle Grazie ed il famoso Telamone, abbracciato come un bambino da me, Nuccio Spampinato, Mimmo Santonocito mentre Turi Falà scattava la foto. Questi reperti da me fotografati e che oggi sono presso il museo di Arte Sacra, furono consegnati a Mimmo Santonocito che dette la sua disponibilità a tenerli, in attesa che venisse data una giusta collocazione.
Ebbe inizio così la vera storia di Campanarazzu.

Campanarazzu

Oggi c’è tanto clamore, luce e splendore attorno a questo sito archeologico ma si ignora quella parte di storia, e dei quattro giovani di cui due ancora viventi, non si fa cenno. Si parla solo dell’intervento della Sovraintendenza negli anni 80, di fondi stanziati, di interventi programmati come se la Chiesa fosse apparsa come un fungo.
Quando il 3 luglio 2016 si svolse l’inaugurazione con la celebrazione della messa officiata dal Parroco Giovanni Condorelli con concerto a seguire, qualcuno si ricordò di invitare quei quattro ragazzi ormai uomini e all’epoca tutti viventi?
Quando Carmelo Santonocito nella trasmissione FOCUS del 27 novembre 2022 sul sito di Campanarazzu, alla domanda del divulgatore scientifico Luigi Bignami: “Tecnologicamente come si è arrivati all’interno della Chiesa?” risponde:“ Noi sapevamo di 2 ingressi ed io da ragazzino mi intrufolavo tra le sciare e riuscii a vedere il pavimento mentre la cappella gotica fu vista negli anni 80 da ragazzini che per gioco si misero a scavare e riuscirono a vedere le due colonne”, sa di quale scoperta e di quale sito archeologico si sta parlando? Forse ha perso la cognizione del tempo? Negli anni 80 quei ragazzini che per gioco avevano scavato fino a farsi le mani a sangue avevano già 40 anni, avevano un volto un nome e cognome.
Una prova in più che neanche lo stesso vicepresidente della Fondazione Monasterium Album è a conoscenza della vera storia di Campanarazzu.

Campanarazzu

La vera storia di Campanarazzu, piaccia o non piaccia, ebbe inizio negli anni 60 e non negli anni 80 e per un maggior approfondimento invito all’ascolto dell’intervista al compianto Mimmo Santonocito del 2018 su MISTERBIANCO CHANNEL. Quando il Sindaco Marco Corsaro nel presentare l’11 marzo 2024 il nuovo logo per Campanarazzu paragona “la Chiesa Madre riportata alla luce scavando nella nera colata lavica alla Pompei etnea”, ricorda i nomi e le mani di coloro che hanno scavato e permesso questo?

Quando il 21 febbraio 2025 in occasione della riapertura al pubblico dell’antica Chiesa l’Amministrazione Comunale e la Fondazione Monasterium Album si sono ricordati di invitare come hanno fatto per altri, con un invito formale, i due unici superstiti (il sottoscritto e Turi Falà)?

Campanarazzu

Quando il 20 maggio 2025 la Giunta Comunale guidata dal Sindaco Corsaro ha deliberato di intitolare la strada che conduce al sito di Campanarazzu “quale giusto tributo ad un grande maestro di buona politica On. Lino Leanza (a cui sono stato sempre legato da grande stima affetto ed amicizia) hanno pensato solo per un attimo ad “un giusto tributo” ( fosse stato verbale o fotografico che pure ho messo a disposizione di tutti) a quei quattro sprovveduti?

Quando Arianna Arcidiacono, socia della Fondazione organizza laboratori, passeggiate didattiche per le scuole e corsi di formazione per i giovani, racconta che le origini della scoperta risalgono agli anni 60 oppure la scoperta è stata fatta negli anni ’80 dalla Sovraintendenza?

Quando gli insegnanti accompagnano le scolaresche in visita al sito, raccontano la Vera Storia di Campanarazzu?

Campanarazzu

Per la verità sarebbe bello che quella storia venisse raccontata agli scolari dalla voce impregnata di emozione e ricca di passione di chi ha grattato con le dita sanguinanti quelle pietre laviche e che è ancora in vita.
Né io né Turi Falà né gli amici che ci hanno preceduto in cielo avremmo voluto meriti, medaglie, riflettori, e piedistalli ma solo un desiderio di Verità e cioè che la storia di Campanarazzu sia scritta e raccontata nella verità dei fatti.
Ma fino a quando nella struttura mentale delle Amministrazioni Comunali (odierna e future) ed in quella della Fondazione Monasterium Album non ci sarà posto per ammettere e riconoscere ciò, ci saranno sempre due Storie.

Campanarazzu

Con quella scoperta si è scritto una pagina importante della storia di Misterbianco ed ha permesso di realizzare un sito archeologico ormai di fama internazionale.
Senza tema di presunzione né con paura di essere smentiti ma con orgoglio e fierezza possiamo dichiarare a gran voce LA STORIA DI CAMPANARAZZU SIAMO NOI, Nuccio Spampinato, Mimmo Santonocito, Turi Falà, Nino Nicolosi.

 

Nino Nicolosi
05/08/2025

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