“Il mattino ha l’oro in bocca”, soprattutto se è d’estate, di domenica, soprattutto se è o’ Chianu, per la festa della Madonna degli Ammalati. Soprattutto! Quando s’incontrano gli sguardi attenti dei devoti, quando nel silenzio delle cime, tra il fogliame dei secolari eucalipti s’addentrano fasci di luce, di suoni, di calore. E’ il sole mattutino che s’espande e con un sussulto saluta il giorno della festa tanto cara ai misterbianchesi.
E poi gli odori, tipici della festa, la semenza, il gelato, i mortaretti, i palloncini, la grancassa, il vocio dei bambini, il richiamo degli amici, sembrano appartenere a questo luogo da tempo immemorabile, c’erano prima di noi, ci saranno dopo di noi. Sono sempre gli odori e i sapori che annunciano le feste dei paesi. E di odori e sapori n’è pieno il Piano, quello del carrubo, de’ minicucca, dell’uva che abbonda nelle vigne intorno, del fico d’india, dei fichi, delizie d’altri tempi, le nostre nonne di tanto ben di dio riempivano ceste, panari e coffe stracolme e imbandivano tavolate per fare colazione, da fare invidia all’intero vicinato. E’ la festa della Madonna degli Ammalati, era così e sarà sempre così. E poi ci sono i misterbianchesi, tutti tutti, li riconosci uno ad uno, sembrano tutti uguali, i vicini e i lontani, coloro che vengono da casa, dal paese, con il viaggiu del sabato mattino, a piedi, alcuni senza scarpe, o i bicicletta, con i motorini, con le macchine, e quelli che arrivano da lontano, da altri paesi, da altre regioni, ma che qui hanno lasciato pezzi del loro cuore, attimi di vita vissuta, della gioventù smarrita, ricordi degli amici, dei primi amori, memorie della vignazza del nonno, della casa antica della nonna con il forno, con l’odore del pane di casa, i giochi con i cugini, le risate con gli zii, i nonni, i parenti.
Si, i misterbianchesi sembrano tutti allegri, tutti felici, tutti amici, nei travolgenti e sconfinati giorni della festa passata o’ Chianu da’ Madonna ‘i Malati. E vorremmo non finissero mai queste giornate, dall’alba a sera, fino a notte fonda, tutt’intorno le strade, i sentieri, i viottoli, i camminamenti, gli arrampicanti, i cancelli, i pisola, fin dentro le case e i cortili, proprio a ridosso della sciara di Campanarazzu, dove vive la radice, il ceppo, ‘u civu, il cuore pulsante della nostra storia, l’identità della comunità, l’origine della città di Mustarijancu. Ancora facciamo a gara per ritornare in queste contrade che c’hanno visto bambini, che c’hanno saputo felici, perché in queste pietre abbiamo vissuto momenti indimenticabili della nostra vita. Unici, irripetibili, e che conserviamo in un forziere zeppo di tesori, in uno scrigno colmo di ricordi. E poi!? E poi c’è ‘a “Patruna ‘i casa, c’è Maria”, Maria Santissima degli Ammalati. Mi sono sempre chiesto perché i nostri Avi l’hanno titolata “degli Ammalati”. Gli ammalati sono solo una parte della popolazione, sicuramente minoritaria, certo, che ha bisogno di cura, di dedizione, di attenzione, di affetto. Ma solo una “parte”. O no!? O siamo tutti ammalati, siamo tutti bisognosi di cura, di dedizione, di attenzione, di affetto.
Tutti siamo “ammalati” e bisognosi d’amore. Verso noi stessi, verso i nostri fratelli, e verso Maria, la Madre celeste, la “Vergin si bella e pura” che scruta i cuori dei “figli suoi amorosi”. Tutti abbiamo bisogno di capire e di conoscere i nostri “mali”. Tutti abbiamo necessità di “guarire” dalla solitudine, dall’indifferenza, dall’egoismo, dalla cattiveria. Tutti abbiamo urgenza di liberarci dall’illegalità, dalle ingiustizie, dalle violenze, dalle iniquità. Tutti abbiamo bisogno di pace e dell’amore “libero e liberante” della Madonna degli Ammalati. “E’ questa Madre, o tribolati, il gran sollievo degli ammalati”.



























