La festa del patrono di Misterbianco è finita ed è stata un atto di strafottenza e di inciviltà

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Pasquale MusarraIn un paese che langue e si mortifica per la mancanza di lavoro, per una zona commerciale costretta all’abbandono, per gli artigiani che si rifugiano nella disperazione a causa dei debiti che non possono pagare, per la strada “d’incarrozza” chiusa da mesi e mesi, per un canile inesistente, per i centri giovanili chiusi, per gli anziani lasciati soli e abbandonati alla loro solitudine, per i disabili nascosti tra i disagi famigliari, per i nostri piccoli cittadini che non hanno un asilo nido, e per quante cose ancora, mio caro responsabile dell’ufficio stampa, dell’attuale e del precedente governo, della mia città dovremmo non festeggiare il nostro santo protettore.

Ed allora che tristezza, mio caro concittadino, vedere un tappeto di gente rincorrere un simulacro per le vie del paese, che inutile frastuono bruciare migliaia di euro in bombette per festeggiare l’ingresso e l’uscita del busto in gesso del santo, che scioccheria inneggiare incomprensibili ed obsolete litanie tra i palchi delle nostre piazze. Ma che siamo davvero dei cretini se piangiamo e ci commoviamo se ci ballano la “varetta” davanti le porte delle nostre case da dove, i nostri figli quasi adulti, escono per andare all’estero a cercare lavoro per guadagnarsi un dignitoso pezzo di pane. Ma per favore cerchiamo di essere delle persone serie ed oneste con noi stessi e con i nostri concittadini e facciamo si che la festa del patrono di Misterbianco entri definitivamente nell’oblio delle vecchie memorie del folklore e delle antiche tradizioni misterbianchesi.

E che la misterbianchitudine, nuovo termine coniato dal nostro concittadino Pippo Rapisarda, non sia un elogio di aneddoti e minchionerie liturgiche ma sia una struttura comportamentale di un popolo che con orgoglio e laboriosità continui a produrre ricchezze, commercio, culture, scambi e simboli per un futuro luminoso al servizio della vita e del benessere della gente.

Pasquale Musarra

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Commenti

Con certezza posso dire che

Con certezza posso dire che ritenere uno spreco di denaro lo sparo di fuochi d'artificio, durante la festa del patrono è stato un sentimento comune alla maggior parte dei cittadini e in special modo nell'attuale momento congiunturale; ma siccome la tradizione esige le bombe... pazienza che bombe siano.

Per quanto mi riguarda e a costo di essere blasfemo, auspicherei il traino della vara con un trattore e e le varette adagiate sulle moto-ape (le condizioni delle strade lo permettono e sarebbe un ulteriore adeguamento tecnologico... prima nella vara cerano le lunette!).

Tuttavia chi ha osservato la soddisfazione di quanti esausti, sudati, pigiati uno con l'altro hanno posato a terra la vara, dopo averla trasportata per un tratto di strada, non può che provare ammirazione non tanto per la manifestazione di fede legata a questa azione quanto per il senso di comunione che nasce tra persone che appartenendo alla stessa comunità e vivendo quotidianamente vicini, finalmente si sorridono si abbracciano si congratulano l'un l'altro; atteggiamenti che raramente si osservano per i rimanenti giorni dell'anno. Allora possiamo dire che un miracolo forse il santo patrono a sua insaputa lo ha compiuto; far fraternizzare le persone.

Turi Palmeri

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