Intervista a Ludovico Corrao

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Il Mare in mezzo alle terre che oltrepassa le terre. Il Mediterraneo e la sua composita e stratificata identità al centro dell'incontro con Ludovico Corrao presso il Centro Culturale Voltaire a Catania.





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Il volto
scavato da rughe simmetriche e profonde - una severità remota attenuata dal
grigio degli occhi ed accesa dai radi capelli brizzolati - conferisce a Lodovico
Corrao, promotore della Fondazione Orestiadi di Gibellina, l’aspetto severo di
un antico generale romano. Questa presenza sciamanica riempie della sua aura il
Centro Culturale Voltaire di Catania, che lo ha ascoltato - ennesimo
appuntamento degli incontri informali pensati da Giuseppe Frazzetto - sulle
esperienze propositive della Fondazione con particolare riferimento agli scambi
culturali con i paesi dell’area islamica del Mediterraneo: del Mediterraneo o
dell’universo. Quella della Fondazione
è da sempre una maniera particolare di guardare al Sud: Levi, Sciascia e
Guttuso sono stati gli intellettuali sulla cui spinta si è condensata poi
l’esperienza di Gibellina, la sua ricostruzione sociale e “fisica” avviata
tra arte e polis da quegli artisti-sacerdoti che ricomposero, in
collaborazione con gli artigiani locali lo spirito della “bottega
rinascimentale”. “E’ vero – puntualizza Corrao –
quegli intellettuali fornirono un grande
stimolo ma il nostro obiettivo è stato subito quello di allargare l’orizzonte
per non rimanere prigionieri di formule, di correnti e di linguaggi”. Un
orizzonte che è quello vastissimo del Mediterraneo: proprio il Mare nostrum
è divenuto il cardine del progetto, attraverso la ricerca continua - nella
musica, nelle arti e nel pensiero - delle affinità tra le genti che da millenni
si affacciano su quelle acque, nel tentativo di ricostituire un percorso capace
di accomunare nelle diversità.
Ecco perché è nato il Museo delle Trame Mediterranee, sorta di carta di
identità della stessa Fondazione e che non a caso, è presente anche a Tunisi,
nello spazio meraviglioso della Medina. “La cultura mediterranea - seguita
Corrao - è il nostro campo di ricerca e non è mai disgiunta dall’attualità,
dai temi dell’universalismo e della globalizzazione perché quella cultura
costituisce l’affermazione di valori e di
identità molteplici che si muovono nel tempo e nello spazio senza
distinzione di tempo e di spazio: da Federico II di Svevia fino a Giorgio La
Pira”. Pedrag Matvejevic - lo scrittore di Mostar che proprio al Mediterraneo
ha dedicato uno splendido libro - lo ha dimostrato: ci sono tanti mediterranei
ma collegati da un elemento comune: la mancanza di frontiere”. Quel mare
continua a funzionare così come una sorta di atipico labirinto felice - e
“Labirinti” si intitolava non a caso la rivista della Fondazione - in cui
tutte le civiltà non si smarriscono ma anzi confluiscono e diventano, uscendo
dalla storia, “universali”. Compresenze e stratificazioni millenarie hanno
inoltre permesso di scrivere soprattutto la storia materiale della cultura
mediterranea, le cui testimonianze sono disseminate all’interno del baglio
appartenuto al barone Di Stefano e acquistato dal comune di Gibellina quando
Ludovico Corrao era primo cittadino. Lì Corrao ha riversato tutto il suo
prezioso patrimonio di opere d'arte e d'artigianato raccolto durante i viaggi ed
i soggiorni nel Mediterraneo. Fulcro di questi percorsi è proprio la Sicilia,
luogo concreto delle compresenze e fucina di poeti e di artisti tra il IX ed il
X secolo sotto la dominazione islamica; epicentro è Gibellina, le sue macerie
rinate dal Cretto di Burri, «città dell’utopia» nel mondo, testimonianza di
un radicamento grazie al quale è stato possibile superare la catastrofe,
mantenere la memoria, perpetrare le identità attraverso il genius loci
della cultura e dell’arte.

GiCo

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