Gesù, il poeta più grande della storia

GesùSe la poesia è la voce del cuore, se è parola di vita, allora Gesù è il più grande poeta della storia. La sua poesia è verbo che si fa carne, le sue parole profumano d’infinito, i suoi versi sono luce per i naviganti, acqua pura per i cammellieri, rifugio sicuro per i pellegrini, fuoco vivo nelle notti più buie. La poesia di Gesù sgorga come germoglio, dove l’eterno diventa presente, dove il passato s’intreccia e si fa memoria per indicare a tutti una strada nuova. Gesù è poeta perché sa esprimere in parole i sentimenti più profondi e nascosti dell’animo umano. Gesù è il vero poeta perché si fa parola, viva, vera, chiara, appassionata. Una parola che il mondo aspettava da sempre, una parola inedita, che stupisce, che dice tutto ciò che c’è da dire: “Io sono la vita, la verità e la vita”, “Io sono la vite e voi i tralci”.

Parole che sanno di miele, che sono fiori, che parlano di pace: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”. Gesù è poesia nuova, perché crea ciò che canta e dà ristoro: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Le sue parole sono miracolo: “Ragazzo, alzati e cammina”. Parole che squarciano le tenebre: “I tuoi peccati ti sono perdonati, perché molto hai amato”. E’ un poeta perché sa dire le cose più difficili e sorprendenti con la semplicità e la docilità d’un bambino: “Lasciate che i bambini vengano a me”, e sa riempire di luce il buio dell’anima: “Non giudicare e non sarai giudicato”, “Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto”. Veramente le sue parole sanno dare speranza negli incagli della paura, nelle fenditure della vergogna: “Va dove le acque sono più profonde”, “Amate i vostri nemici, e pregate per coloro che vi perseguitano”. E fa vibrare tutto ciò che tocca, “Non c’è servo più grande del suo padrone”, “Non vi chiamo servi, vi ho chiamati amici”. Il suo sguardo, la sua voce è poesia.

Per lui tutto è poesia, la vite, una gallina, la spiga, una moneta, una pietra, una donna che ama, un uomo che ha peccato, un amico che lo rinnega, una madre che piange, un bambino che gioca. La sua parola è bellezza, sensibilità, tenerezza, intelligenza, profezia: “E’ più facile che un cammello passi per la cruna d’un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”. E se la poesia è sempre rivoluzionaria, lui è un rivoluzionario, il più grande rivoluzionario della storia, perché indica una meta, apre squarci d’infinito, abbatte i muri dell’indifferenza, dell’egoismo, della falsità: “Se non diventerete come i bambini non entrerai nel regno dei cieli”, “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”. E’ il trionfo dell’umiltà, della semplicità, dei piccoli, degli ultimi. E’ difficile da comprendere, da capire; è difficile da ascoltare e da seguire, per questo Gesù è poeta. Perché le sue parole sono eterne, infinite, a tratti indecifrabili, ma lucide, decise, incontrovertibili. La sua poesia è carne e sangue, è incanto, speranza, e libertà: “Vi lascio un comandamento nuovo che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi”.

E continua ad essere poeta sino alla fine, anche inchiodato in una croce, anche quando sta per morire: “Oggi stesso sarai con me in paradiso”, un verso fuori dal tempo, “Donna ecco tuo figlio. Figlio ecco tua madre”, e crea la relazione della maternità, la più sincera e misteriosa d’ogni tempo. E poi i versi che tolgono il respiro: “Padre nelle tue mani consegno il mio spirito. Tutto è compito”. E da lontano albeggia il paradiso…

Angelo Battiato

tags: