Femminicidio: il frutto più amaro della nostra società torbida

FemminicidioAncora un altro femminicidio. Ancora altro sangue innocente in città, a due passi da casa nostra. Un continuo stillicidio di violenza e d’orrore. Un rosario di morte senza senso, che sembra non avere fine. E il dolore è sempre lo stesso, spietato e muto, per chi rimane, per i sopravvissuti, per i figli che non avranno mai più una madre, per i genitori che non potranno avere mai più una figlia, per tutta la comunità che non può accettare una donna uccisa, in questo modo assurdo e incomprensibile.

Il femminicidio è il frutto più amaro, più velenoso della nostra società (non liquida, come dice Bauman), ma torbida, melmosa, limacciosa, dai contorni irti e putrefatti. Una società senza amore, senza riferimenti etici e morali. Una società ipocrita, egoista, che mira al piacere edonistico, all’interesse personale, al comodo, che cerca la ricchezza, i soldi, il piacere, il potere, il divertimento, la fama da “grande fratello”, la bellezza “pornografica”, che vuole tutto e subito. Una società che scarta, che butta, che non trattiene, che non conserva, che non guardare, che non comprende, che non scende in profondità. Questa è la nostra società. E in questo contesto, condito da insicurezza, ingiustizia, illegalità, tutto può essere posseduto, dominato, usato e gettato via, buttato al macero, rottamato e dimenticato, consumato, prima i beni materiali, gli oggetti, le cose, poi i sentimenti, le emozioni, i ricordi, e poi ancora gli affetti, le passioni, l’amicizia, l’amore e infine il corpo. Si, la meraviglia del corpo umano, il “veicolo” dell’anima, la “casa” della vita dell’essere umano. Si, il corpo diventa merce, oggetto, scambio, distrazione, svago, consumo. Soprattutto, il corpo della donna diventa terreno d’incontro e di scontro del divertimento, del piacere, del possesso, la carne diventa il recinto del dominio, della possibilità di fare e di sfare. E se non si ha la capacità “umana” di dialogare, di parlare, di comprendere, di accettare se stessi e l’altro e l’altra, di amare se stessi e l’altro e l’altra, l’unica “via di fuga” rimane la sopraffazione e la soppressione fisica dell’altra.

Ecco il femminicidio, la sconfitta dell’uomo. Un orrore. Ma come ripartire!? Occorre “capovolgere il tavolo”, cambiare tutto, ritornare ad essere umani. E’ necessario creare relazioni vere, sincere, autentiche, durature, affettive. E’ necessario imparare a saper accettare la sconfitta, il fallimento, la delusione, l’insuccesso, farli diventare insegnamenti, lezioni di vita, da cui ripartire. E’ necessario, ancora, imparare l’attesa, saper aspettare, comprendere che niente si può avere tutto e subito, capire il valore sacro del tempo, di attendere, di riflettere, di fermarsi, di chiedere. Soprattutto, bisogna capire che non sempre “tutto ciò che piace è utile, vantaggioso, favorevole, valido”, “non tutto ciò che piace ci serve, è adatto, è conveniente, è rispettoso per noi e per la nostra vita”. Cioè, occorre imparare ad amare. Questo è il comandamento per sconfiggere il femminicidio. Saper amare, saper creare e coltivare relazioni. Le Relazioni, queste sconosciute!

Angelo Battiato

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