DISCARICA e INQUINAMENTI: tra legittime proteste di popolo, feste pirotecniche devianti… e ruffianerie di stonate trombette

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Discarica Misterbianco e MottaAvremmo voluto sperare che i timori d’inquinamento potessero essere rimossi dopo l’acclamato storico incontro col governatore Crocetta, ma sinora la nostra delegazione ha ricevuto i soliti “VEDREMO” e nessuna certezza, uno sciorinamento di vacue intenzioni allo scopo demagogico di affievolire le indignazioni e le rimostranze contro i miasmi della discarica.

Leggo, intanto, pubblicato su diversi SocialMedia, il post “(S)Blocchiamo tutto” del dinamico consigliere comunale di Motta S.Anastasia Danilo Festa, di cui condivido la preoccupazione che la forzata convivenza con la discarica possa portarci all’assuefazione e alla rassegnazione di dover portare la pesante croce del disagio ambientale che avvelena le nostre vite. Però, il blocco estremo che egli suggerisce potrebbe produrre forse alcuni “eroi “…e poi nello scontro col sistema il monopolio di violenza del potere perverso avrebbe sempre ragione sulla violenza di difesa degli interessi di una cittadinanza. Comunque, ci sarebbe ancora un’alternativa se al popolo dell’antidiscarica si coniugasse la valenza e la solidarietà “sincera” delle istituzioni locali nei modi che enuncerò a chiusura di queste mie deduzioni.

Ma a Misterbianco il “politicantismo” comunale, tappezzando nelle scorse settimane il paese di manifesti con argomenti dispersivi, pare abbia prediletto di trascurare il fattore “inquinamento da scialo bombarolo”, spendendosi poi (maggioranza e opposizione) in vanaglorie sul sostegno economico ai festeggiamenti del patrono S.Antonio invece di considerare che bruciare denaro in pirotecnica si contraddice con la scelta di povertà del santo oltreché con la protezione ambientale. Nessuna delusione ai devoti, dunque, per il provvedimento prefettizio di sospensione delle cannonate di fine festa. Senza il finale d’artiglieria, tuttavia, la celebrazione di S.Antonio ha dato un buon risultato, ancor meglio se il divieto fosse giunto anche per gli spari dei giorni precedenti con una motivazione ben più seria, quella della salubrità pubblica più che per limiti di distanze. Infatti, il “fuoco sacro” del Santo per i devoti dovrebbe simboleggiare la funzione purificatrice e propiziatoria dell’elemento naturale della materia creata, invece gli spari artificiali del nostro folklore bombarolo rilasciano pericolose polveri di alluminio, zolfo, titanio, potassio, stronzio, bario, zinco, rame, piombo e altri materiali tossici. Questi, bruciando mescolati, innescano altre reazioni chimiche di composizioni sconosciute, con dispersione di sostanze tossiche nell’aria che respiriamo prima di contaminare il terreno: più sono gli effetti speciali multicolore, più polveri velenose vengono sparse. E se questi spari di antiche tradizioni vogliamo ancora considerarli “tesori” di cui dobbiamo ringraziare chi ce li ha inculcati, allora ritengo non razionali le incaute scelte di chi si ostina a sostenere tradizioni che oggi si scoprono non più praticabili.

Ironia delle circostanze: ci si scontra con i miasmi della discarica e poi si sorvola sulle nocività pirotecniche. Sarebbe più interessante che Sindaco, Consiglieri e Deputazione, piuttosto che ergersi a dispensatori di piacionerie e di gigionismi accattivanti, volessero ora chiedere all’ARPA i livelli d’inquinamento prodotti a chiusura d’ogni festa “bombarola” o di fine anno, per renderci conto dell’elevata presenza nell’aria di particelle nocive che vengono inalate col respiro. Ma questo è un altro argomento tossicologico che purtroppo non è stato ancora attenzionato da noi cittadini già condannati da discariche portatrici di aria irrespirabile, di acque inquinate e di danni alla salute.

Passata la festa…gabbato il popolo. Adesso si tornerà a parlare di puzza. E frattanto, si temporeggia chissà per quanto tempo nell’attesa che le centraline Arpa (attivate già da quasi due mesi) restituiscano i risultati di monitoraggio, basati a determinare su campioni d’aria quelle specie chimiche che compongono il brutto odore della discarica al solo scopo di ridurne o eliminarne le concentrazioni sgradevoli. Un processo olfattometrico di “operazioni odorigene” incerte, scadenzate in fasi che non farebbero altro che allungare i tempi di risposta al malessere dei rifiuti. Infatti la presenza di un odore si avverte nell’aria per periodi e condizioni del tutto variabili, motivo per cui significa che neppure la soluzione possa essere rapida. E dal momento che si tratta di odori, molto percettibili all'olfatto e meno rilevabili dagli strumenti di misura, è già un successo che la concretezza della prova d’insalubrità dell’aria sia stata data dalle frequenti segnalazioni della nostra popolazione che ha utilizzato (molto prima dell’Arpa) i propri nasi umani come sensori affinchè il governo regionale avesse potuto anzitempo mettere mano alla pianificazione di soluzioni adeguate e indagare con criteri indirizzati non solo sul “brutto odore” ma PRINCIPALMENTE sul profilo tossicologico delle sostanze inquinanti nel SUOLO, nel SOTTOSUOLO, nelle ACQUE SUPERFICIALI e SOTTERRANEE del nostro territorio di “Sieli”, al fine di istruire un mirato ed immediato progetto di risanamento per bloccare i temuti disastri all’ambiente ed alla salute di chi ci vive.

Ora tranquillizzarci con le solite inaffidabili promesse o minimizzare il problema con i limiti di tollerabilità dei valori atmosferici e di concentrazione dell’odore non sono risposte accettabili. E’ fondamentale, infatti, ribadire con forza l’urgenza che questa discarica, dichiarata illegale e presso cui non sarebbe più possibile conferire alcun tipo di rifiuto, deve essere subito “TOMBATA” più che “ODORATA”, nè si riesce a spiegare perchè non siano state avviate le necessarie procedure per l’affidamento dei lavori di bonifica, anzichè prospettare ampliamenti o insediamenti di nuove discariche ed esporre i cittadini ad ulteriori rischi. Né può considerarsi sufficiente la proposta di allontanarla di pochi chilometri dal nostro centro abitato o relegarla altrove, perché la distanza non elimina il danno ambientale e ferisce ugualmente gli esseri viventi.

E allora perchè persistono latitanze e temporeggiamenti del potere?. Ci sono forse recondite collusioni tra istituzioni e discarica?.

Dovrà essere la Magistratura a dare le risposte sulle vicende giudiziarie che sono emerse dalle indagini in corso su corruzioni e irregolarità dell’impianto fuorilegge, ma sinora restano giacenti senza esito nei cassetti delle Procure. E’ giustificato, dunque, lo zelo dei commenti piovuti a catinelle sul sito di MisterbiancoCom e su Facebook contro il mostro della discarica. Tutti se ne sono fatta una propria ragione, chi con innocenti fiaccolate della speranza, chi con annunciati scioperi della fame, chi cingendosi dell’autorevole fascia tricolore ed infine chi riponendo fede ad un cambio di passo per i primi effetti ”illusivi” del decorso dialogo tra Regione e Comuni interessati. E non manca chi nelle vicende individua responsabilità puntando il dito anche a carenze dell’ex On. Di Guardo e dei suoi colleghi deputati PD regionali, ieri sostenitori del governo Lombardo quando i miasmi della discarica erano già insopportabili, ed oggi “RUFFIANI” dell’antidiscarica per costituire un alibi alla loro incapacità di spettatori passivi all’Assemblea Regionale e consentirsi di riformare il proprio baraccone elettorale all’appuntamento del 2017. Inconcepibili adesso le recenti visite di amicizia o di solidarietà dei grassi commedianti del “politicantismo” regionale, troppo convenienti le dissociazioni dalle comuni responsabilità del gruppo PD di cui si fu o si è ancora parte, e dal quale dovrebbero invece andarsene “SFIDUCIATI” coloro che prima alla Regione sono stati inetti o hanno barato sulle nefaste vicende.

Sì, il debutto popolare dell’antidiscarica c’è stato e continua ancora, ma gli anni intanto passano e l’urlo della protesta non ha demolito l’ecomostro che resta ancora in piena attività ad accogliere rifiuti e provocare sicuri flagelli alle vicine popolazioni. Ora, per rompere gli scellerati indugi sulla chiusura della discarica e sugli adempimenti di bonifica, spetterebbe ai Consigli Comunali di Misterbianco e Motta (con rispettivi Sindaci e Giunte) osare resistenza ponendosi in campo con una vera prova di coraggio ad “AUTOSOSPENDERSI TUTTI INSIEME” dal mandato elettorale. Significherebbe che Istituzioni democratiche di base e popolazione insieme denunciano nefandezze e collusioni del sistema di potere sempre più delegittimato da inchieste giudiziarie, ma sarebbe anche una protesta forte che conta, non violenta, dignitosa e vincente a difesa di una popolazione di oltre 70mila anime che rifiuta di essere messa ancora in ginocchio e vuole ricredersi della propria forza democratica di pressione sociale per un’inversione di rotta del sistema. Sarebbe, insomma, il debutto dal basso della democrazia rappresentativa contro un sistema che, distaccandosi sempre più dalla società, si è trasformato in sistema delle decisioni di oligarchie che possono permettersi di manipolare il quadro legislativo, alterare il rapporto tra giurisdizione e legalità, impedire il dialogo tra politica e cittadini. E se ora non si avesse l’audacia di assumerne una tale iniziativa, sarà perchè è venuta a mancare la cultura politica, sono cambiati i tempi, è mutata la società, non si è più partigiani di un’idea, viene corrotta la coscienza della propria appartenenza, non c’è più la coesione, ed in questa metamorfosi sociale della solidarietà prevale l’egoismo e la ruffianeria di politicanti. Di conseguenza CI SENTIREMO TUTTI CORRESPONSABILI perchè non siamo stati capaci col voto di fare emergere in politica rappresentanti di primissimo piano. In verità ci mancano gli uomini politici veri…e quelli che ci offre il vuoto mercato della politica locale sono infatti assai al di sotto del ruolo o del mito che gli si vuole attribuire.

Enzo Arena
www.webalice.it/arenavincenzo

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