Critica alla traduzione del Cantico dei Cantici

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Angelo BattiatoVoglio condividere le mie sensazioni ed il mio pensiero su due elementi della traduzione del Cantico dei Cantici, in dialetto siciliano, fatta dal prof. Angelo Battiato.

Il primo elemento riguarda il mio studio del Cantico dei Cantici, Libro Sapienziale, incluso nella Bibbia, e vorrei parlarne da credente e da “studioso” delle Sacre Scritture.

Il secondo elemento è il mio racconto di una serata diversa, e molto speciale, a cui ho partecipato ed ho vissuto molte sensazioni “interiori”. Questa è, quindi, la “mia introspezione” dopo aver sentito e visto la recitazione e la lettura, in dialetto siciliano, del Cantico dei Cantici, tratta dal libro del prof. Angelo Battiato, intitolato: “Canticu di’ Cantici”.

Questa serata, fantastica e molto speciale, si è svolta il 22 Dicembre 2012 presso il Teatro Comunale di Misterbianco.

Partendo dal primo elemento, che coinvolge il mio essere credente e, nel “mio piccolo”, studioso delle Sacre Scritture, traggo che il Cantico dei Cantici è un poema dialettico. Poema, cioè Cantico, in ebraico, maskil, che significa attento, intelligente. Anche nei Salmi si trova la stessa radice, ad esempio, nel Salmo 32 è scritto: “Io t’ammaestrerò”. Un altro significato di maskil è “meditazione poetica”. Quindi il Cantico, maskil, è una meditazione spirituale che si poteva cantare durante il “servizio divino”. Il Cantico dei Cantici, cioè il Cantico più bello, è l’ultimo dei cinque libri poetici dell’Antico Testamento, secondo la classificazione dei LXX, si trova fra il libro di Giobbe ed il libro di Ruth, terza sezione del Canone Ebraico. Faceva parte dei cinque piccoli “rotoli” (Meghilloth), considerati un tutt’uno perché si leggevano in occasione delle cinque grandi solennità commemorative. Il Cantico dei Cantici, veniva letto l’ottavo giorno della Pasqua (Peshah), ed era interpretato allegoricamente in rapporto al tema storico dell’Esodo. Il titolo ha un valore di superlativo e indica che l’opera è del più alto livello. La “Volgata” traduce letteralmente “Canticum Cantorum”, dando origine al titolo italiano, Cantico dei Cantici. Nel poema vi è la teoria dei tre personaggi, teoria, detta, “del pastore”, dove gli interlocutori sono:

  1. una fanciulla della campagna;

  2. il suo fidanzato, un pastore;

  3. il Re Salomone.

In questa teoria si narra l’incontro del Re Salomone, in viaggio nel Nord del Paese, che incontra la giovane Sulammita, dal villaggio di Sumen, (Cap. 6: 10 – 13) e viene condotta a Gerusalemme, dove il Re cerca di sedurla, ma non vi riesce. La Sulammita rivolge il suo pensiero e le sue adulazioni non al Re, ma al suo fidanzato; in tutto il poema il Re cerca di sedurre la giovane, inducendola all’infedeltà (Cap. 7: 1 – 9). Secondo questa teoria dei tre personaggi, il poema canta un amore puro che resiste alle seduzioni della corte e del monarca. La Sulammita ha “le sue attenzioni” solo per il suo fidanzato lontano (Cap. 1: 4 – 7; Cap. 2: 16). Poi vi è la teoria dei due personaggi, cioè i protagonisti sono la Sulammita, che rivolge le parole d’amore verso il Re Salomone; la Sulammita pensa al Re come al pastore del popolo.

Il Cantico dei Cantici, il Poema più bello, è un poema lirico in forma drammatica e dialogata. Alcuni indicano il poema come un vero e proprio dramma (Origene, Ewald, Deletochz, Godet). La struttura del poema è conforme ai metodi delle composizioni seguite dagli orientali.

Vi sono tre principali metodi di interpretazione:

  1. metodo allegorico;

  2. metodo letterale;

  3. metodo simbolico.

Il “metodo allegorico” è stato sempre seguito dagli Ebrei, da essi considerato un’allegoria spirituale che mostra l’Amore di Dio per Israele, Suo Popolo. Il fidanzato rappresenta Dio stesso, che ama Israele, figurato dalla Sulammita. L’interpretazione allegorica è stata “adottata” da molte Chiese Cristiane che vedono nel fidanzato la figura del Cristo che ama la sua Chiesa, la Sulammita. Cristo è il fidanzato, la Chiesa, o la singola anima, è l’amata.

Il “metodo letterale” vede nel poema una narrazione storica che descrive l’amore di Salomone per una Sulammita.

Il “metodo simbolico”, armonizza i due metodi precedenti, cioè il poema è stato composto per illustrare l’Amore di Dio per Israele, Suo Popolo. Esso è connesso con i Salmi messianici, i quali partendo da esperienze di Davide e Salomone, espongono verità relative al Re dei Re.

Esempio: il Salmo 45 ci presenta il Re, il più bello dei figli dell’uomo, e la regina, che risponde al suo amore. In questi due personaggi bisogna discernere il Cristo e la Sua sposa. Il Poema presenta, in miniatura, un quadro esatto dell’epoca di Salomone, per cui l’attribuzione a questo monarca del Poema si giustifica pienamente. Il Cantico dei Cantici è un capolavoro il cui vocabolario e pensiero mistico divennero, ben presto, autorità, il significato allegorico e mistico di questo Poema, caro per i credenti, giustifica pienamente la Sua presenza nel Canone delle Sacre Scritture.

Mi accingo ora a parlare del secondo elemento di questo “mio scritto”, cioè del “grande lavoro letterale” fatto dal prof. Angelo Battiato, che ha pubblicato il suo libro, con la traduzione in siciliano del Poema, dandogli il titolo: Canticu di’ Cantici. Il prof. Battiato studiando il Poema, per poi tradurlo in dialetto, descrive in modo esemplare che lui si è trovato “rinfrancato nell’anima, dissetato nel corpo, illuminato il futuro”, in quanto scrivendo in dialetto ha scoperto che questo è il “linguaggio dei poveri in spirito, dei semplici e puri di cuore. Il dialetto siciliano, come metafora e figurazione di tutti i dialetti del mondo. Ma il Cantico dei Cantici non può essere solo letto, studiato, tradotto, bisogna intuirlo, percepirlo in maniera istintiva, sensoriale, quasi onirica. Bisogna avvertire le penombre dell’anima, i desideri d’infinito, la ricerca d’assoluto”. Questo è il motivo per cui il prof. Angelo Battiato ha scritto e tradotto in dialetto siciliano il Cantico, che per molti è un enigma, ma per chi crede, come me, non lo è, e che si trova nelle Sacre Scritture Ebraiche e Cristiane, la Bibbia.

La mia critica, cioè la mia attività intesa ad esaminare ragionevolmente il lavoro letterale del prof. Battiato, vuole essere un contributo ed uno stimolo, un invito, non solo a leggere lo scritto elaborato da Angelo, ne vale la “pena”, ma anche a gustare un concetto che lui descrive nel suo libro, cioè “l’enigma del sapere” (o non sapere) “dell’umanità di Dio” verso la sua creatura prediletta, cioè l’uomo.

Del perché questo Poema si trova nel Canone della Bibbia, dal punto di vista dell’uomo, è un “enigma”, ma se è incastonato nel Libro dei Libri, se si trova lì, un “buon” motivo ci sarà! In molti Salmi è scritto che lo stolto, cioè lo sconsiderato, dice che Dio non esiste (Salmo 14: 1; Salmo 10: 4; Salmo 42: 10). Nella Bibbia è scritto che Dio cela i Suoi segreti ai savi (Corinzi 1: 19 – 20 ed Isaia 29 : 14 ), ma li rivela agli umili di cuore. Ritornando alla traduzione in dialetto siciliano del Cantico dei Cantici, dico che il prof. Angelo Battiato ha fatto bene a cimentarsi in “questo lavoro”; io ho avuto l’onore di confrontarmi con lui e testimonio che mi è piaciuta molto la sua opera. Per quanto riguarda il dialetto siciliano, mi trovo sulla stessa “lunghezza d’onda” del prof. Antonino Palumbo che, riferendosi al Canticu, asserisce che il dialetto è la “radice in cui siamo immersi nelle nostre profondità e mediante il quale possiamo crescere”. Questo è anche il mio pensiero.

Elogiare il Cantico dei Cantici in dialetto siciliano, è stato per me il messaggio sublimale divino in cui, noi comuni mortali, possiamo accedere a questo grande enigma di questi scritti poetici che,… chissà perché (ma per chi crede non è un mistero), sono inclusi nei Libri Sacri, nella Bibbia.

Bellissima traduzione del prof. Angelo Battiato, e bellissima serata, quella del 22 Dicembre nel Teatro Comunale di Misterbianco in cui c’è stata grande partecipazione, vi erano anche amici venuti da Melilli, provincia di Siracusa, che sono rimasti estasiati dalla lettura del libro. E bravissimi, inoltre, i lettori-attori ed i relatori. Un bel lavoro fatto da un “figlio du paisi” di Misterbianco, Angelo Battiato, che dal suo paese dovrebbe essere tenuto in considerazione, perché merita molto di più. “U paisi” dovrebbe prodigarsi molto di più verso la cultura, e facendo così capirà quanti suoi figli, come l’amico Angelo Battiato, sono da valorizzare.

Giuseppe Scaravilli

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