Costruire una nuova primavera!

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Massimo La PianaNei giorni successivi all’arresto del vicesindaco Santapaola, abbiamo assistito ad uno scontato e per certi versi stucchevole “gioco della parti”, con le opposizioni a chiedere ripetutamente le dimissioni di Di Guardo, e il sindaco a minimizzare l’accaduto derubricandolo in fatto privato, incidente personale “imprevisto e imprevedibile”.

Le dimissioni e il ritorno alle urne certo sarebbero un segno di chiarezza, un’occasione per ridare la parola ai cittadini ed aprire un dibattitto profondo sulla nostra identità, sulle prospettive della città, sul rinnovamento della sua classe dirigente, sul ruolo dei quartieri. Un dibattito che invece rischia di esaurirsi in poche battute, una volta consumata l’ennesima “replica” dal palco di piazza Mazzini. Le dimissioni però, oltre al sindaco dovrebbero rassegnarle anche tutte quelle forze politiche e quei consiglieri comunali che negli anni hanno consentito che il trasformismo diventasse prassi nella nostra comunità, segno distintivo di campagne elettorali vissute come vendette, ripicche personali, rese dei conti consumate in nome del “voto utile” e della vittoria ad ogni costo, senza rispetto alcuno per la coerenza, la lealtà, le storie di impegno personali. Persino quei cittadini che hanno dato il loro sostegno col voto a questo sistema, dovrebbero farsi un esame di coscienza. In un contesto politico così eticamente compromesso, Carmelo Santapaola ha rappresentato spesso la carta vincente. Eletto nel 2002 con Alleanza Nazionale nello schieramento di Ninella Caruso, alla prima esperienza da consigliere comunale viene scelto da tutta la coalizione di centrodestra come presidente dell’assemblea cittadina. Nel 2012 schiera invece la lista civica che porta il suo nome (e che risulterà la più votata della coalizione) a sostegno di Di Guardo, diventandone il vicesindaco. Nel 2017 torna nella coalizione del sindaco “per passione” dopo esserne uscito nel 2014, sostituito dalla compagine di Lino Leanza, nel frattempo passata dall’opposizione in consiglio all’abbraccio col “nemico di sempre”. Hanno dunque beneficiato del consenso di Santapaola, e in generale del consenso proveniente dal “serbatoio di comodo” dei quartieri periferici, alternativamente tutti gli schieramenti che negli ultimi 15 anni sono risultati vincenti alle elezioni comunali.

Le intercettazioni ci dicono adesso che dietro quel consenso c’è probabilmente stata la mobilitazione interessata della mafia! Poco importa che quell’interesse si sia tradotto o meno in atti deliberativi. Qui si parla della capacità di condizionamento di migliaia di voti in uno dei quartieri più importanti e popolosi della città! E’ un problema serio. Un problema che riguarda tutti! Nei comizi di queste sere invece, non si è sentita una sola parola su come affrontare la questione. Sul perché alcune zone della città possano risultare più vulnerabili a fenomeni di questo tipo, su come parlare ai residenti impegnati in attività sociali e di contrasto alle mafie in quei quelle realtà e che in queste ore si sono sentiti offesi, ignorati, disorientati, su come costruire una cittadinanza includente, che non si basi sulla semplice costruzione di infrastrutture (certamente indispensabili per limitare il degrado) ma sul coinvolgimento reale dei cittadini delle periferie (che rappresentano la maggioranza della popolazione) nelle scelte amministrative, sui diritti ma anche sui doveri, sul contrasto alla povertà, sulla condivisione di iniziative sociali e culturali in tutto il territorio, su come costruire una nuova identità riconosciuta da tutta la città. Nulla di tutto questo ma anzi il solito rimpallo di accuse reciproche. Al vuoto chiassoso della politica ha fatto infine da contraltare il silenzio rassegnato della società civile misterbianchese, probabilmente stanca di un dibattito politico dal respiro così corto. Da questa analisi bisogna ripartire, consapevoli che il riscatto di una comunità non possa certo affidarsi alle ossessioni di un eterno demiurgo, un “sindaco per sempre”, né dall’affermazione di un ceto politico falsamente alternativo portatore insano di metodi consociativi, demagogici e trasformisti, ma da una “visione” nuova e dalla mobilitazione delle energie migliori della città. Una preziosa “riserva” a cui Misterbianco ha attinto nei momenti più difficili della sua storia. Occorre davvero uno scatto d’orgoglio, per costruire una nuova primavera!
Misterbianco, 26 novembre 2018

Massimo La Piana

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