Quello che non si vuol capire delle Frazioni di Misterbianco

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MisterbiancoEsiste da tempo la questione della ripartizione delle iniziative culturali comunali e di associazioni, che non è divisa equamente, molte manifestazioni sembrano ideate per essere fruite dai cittadini del centro, considerando ospiti se non addirittura estranee le periferie.

Gli spettacoli più rappresentativi, le iniziative più avanzate, i dibattiti culturali, le rappresentazioni più progressiste, le sagre popolari, la compartecipazione nel carnevale, ecc, sono avvenimenti che si svolgono nel centro storico, senza un coinvolgimento programmato con il resto della comunità periferica, riservando a questi ultimi un precario manifesto informativo degli eventi in programma. Tutto questo avviene con le risorse economiche versate in bilancio dai cittadini, ed in particolare dalle periferie, che rappresentano il gettito fiscale maggiore, viene così capovolto il rapporto fra chi eroga risorse e chi ne usufruisce.

Molte persone sconoscono la storia dell’antica Misterbianco (Campanarazzu) pur abitando da 40 anni nelle Frazioni, così come sconoscono “aliva mpittata”e ciò che essa rappresenta, “la Madonna degli Ammalati”, il significato dei partiti del Santo Patrono ecc, segno di un mancato “meticciamento” culturale e di un non adeguato interesse a far conoscere la propria città.

La politica, le associazioni umanitarie, culturali, devono guardare con attenzione a questo fenomeno, accendere un cono di luce per evitare processi degenerativi di “cannibalizzazione”, deve saper leggere le esigenze dei cittadini, ed interpretarne gli aiuti, altrimenti le Frazioni saranno il “cancro” della politica misterbianchese. La cultura e la conoscenza non nascono spontanei, hanno bisogno di migrare, di essere trasportate e portate la dove esiste una carenza. Per aiutare un processo culturale e di conoscenza bisogna usare la leva dell'integrazione. Secondo alcuni pedagogisti per integrazione è intendersi "la compresenza, la mutua accettazione, il reciproco cambiamento, è la cooperazione delle diversità".

Nella logica della sociologia l’integrazione sociale costituisce un imperativo funzionale del sistema atto a garantire la coerenza e la solidarietà interna che si realizza tramite i mezzi di cui un sistema si serve per tradurre in pratica l’integrazione: il controllo sociale, gli strumenti educativi e rieducativi, gli strumenti della comunicazione di massa e di quelli amministrativi.In definitiva, l'integrazione deve avvenire sui diritti di cittadinanza e non certamente sulle differenze territoriali o dal credo religioso o altre amenità. Per favore non chiamiamele più “Frazioni” sono quartieri di grosse dimensioni, più grossi dei quartieri del centro.

Fichera Vito

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Commenti

ci stava anche un "chiedo

ci stava anche un "chiedo scusa se ho esagerato con l'articolo precedente, mi spiego meglio...". Peccato manchi.

Pietro Santagati

Ben detto da parte del mio

Ben detto da parte del mio concittadino Vito Fichera; ma voglio ricordare che circa 7-8 anni fa, ricpondendo ad un articolo su queste pagine che parlava di "mustarianchisi ca scoccia" (cittadini del centro rispetto a quelli delle frazioni:::), ricordate? (articolo rintracciabile nell'archivio di Misterbianco.com, appunto), un certo Vito Arena (nato nell'ex Palazzo Menna Condoreli , del più centro di via Garibaldi che di più non si può immaginare!) leggendo quell'articolo disse che una volta per tutte era ora di finirla di tacciare "frazioni" quelle bellissime, storiche e laboriose parti del Territorio misterbianchese, ma che accennando ad Esso si dovesse parlare "solo e sempre di Quartieri". I più anziani misterbianchesi ancora in vita, come me, si ricordano delle memorabili partite di calcio, al campetto presso lo Stabilimento Monaco, l'unico allora esistente a Misterbianco, e con due pietre grosse come spazio delle porte!!!, giocate fra i "chiazzoti" e !quelli dda stazzioni"... Ci temevamo, ricordo bene, ma ci rispettavamo, fino a volerci bene e frequentarci come amici insieme!! L'esempio è ancora vivente oggi, si chiama Michelangelo Giuffrida, da stazzioni, appunto, un ragazzo d'oro, serio, benvoluto da tutti. In questi ultimi tempi ci siamo sentiti da lontano, io e michele. Si vorrebbe integrare gli immigrati clandestini, storia attuale, e dovremmo guardare ancora "con sufficienza", per dirla con un eufemismo, i nostri fratelli misterbianchesi che non abitano vicini al centro storico? Il cuore pulsante di Misterbianco è uno soltanto, è tutto quanto il suo Territorio! Sono certo che il mio amico d'infanzia, Nino Di Guardo, la pensa come me. La sua casa, dove io e lui giocavamo insieme durante il periodo della nostra Scuola Elementare, sorgeva, guarda caso, alle prime case del paese; dopo di essa c'era la campagna piena verso Catania...! Quantieri... solo quartieri... tutti quartieri di e per Misterbianchesi, ca scoccia!!

Vito Arena

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