Cent’anni fa nasceva la parrocchia Chiesa Madre di Misterbianco, con decreto dell’Arcivescovo di Catania, card. Giuseppe Francica Nava (21 giugno 1926-21 giugno 2026). Cent’anni, mille storie, infiniti ricordi, tantissimi uomini e donne che hanno lasciato una traccia, un segno, un’impronta, che tra quelle vetuste mura, sotto gli affreschi di Giuseppe Barone, davanti lo sguardo materno della Madonna delle Grazie, aspettando l’uscita del fercolo del patrono Sant’Antonio Abate, hanno vissuto attimi irripetibili della loro esistenza.
Per molti misterbianchesi, la Chiesa Madre è casa, unione, legame inscindibile con il mistero dell’Eterno, con la fede, la devozione, la dedizione, la preghiera con Dio. Per molti concittadini, la Matrice è luogo d’incontro, di ritrovo, di dialogo, di conoscenza, di crescita umana e spirituale. Per tutti è identità della città, senso di appartenenza, capolavoro d’arte, di bellezza, d’architettura. In Chiesa Madre c’è la memoria d’infanzia, di battesimi, di prime comunioni, di cresime, di matrimoni, di funerali; ci sono i ricordi condivisi d’intere generazioni, i canti, i giochi, i giornalini, i campeggi, le riunioni, le messe, le feste. Mille aneddoti da ricordare e da raccontare, mille emozioni che s’accendono nel cuore d’ognuno, mille attimi che sono la vita d’un’intera città. E come erano stati solerti i misterbianchesi, delusi e amareggiati dal fuoco della Montagna che nel 1669 aveva distrutto case e chiese del loro antico Casale, a pensare di ricostruirla “più bella e più superba che pria”, con le stesse pietre, gli stessi marmi, le stesse statue, le stesse carte, che s’erano portati dappresso nella drammatica notte della grande rujna. Avevano pensato a tutto. Ogni cosa al posto giusto. Avevano persino lasciato uno spazio per conservare gli arredi sacri, le statue, i suppellettili, i documenti. Avevano atteso oltre duecento anni per vedere completata la bella facciata in stile tardo romanico, oltre duecento anni per vedere “issata”, come una vela, la michelangiolesca cupola, ad opera del misterbianchese Giuseppe Marchese, con serietà, pazienza, perseveranza, come fosse un impegno morale, prima che un dovere religioso, contratto con i loro Padri, con la loro storia e con se stessi. Addirittura, si narra che una famiglia di mastri muratori lavorarono per la costruzione e abitarono di fronte la chiesa per diverse generazioni, come dire, “casa e putìa”.
Ma chi sono stati i parroci che nel corso di questi cent’anni si sono susseguiti alla guida della parrocchia? Sono stati tutti misterbianchesi. Il primo parroco di Misterbianco è stato il sac. dott. Giuseppe Scuderi, appartenente ad una famiglia del ceto agrario misterbianchese, laureato in Lettere Classiche, che dal 1926 guidò la parrocchia. Negli anni Trenta eseguì notevoli lavori di completamento degli interni e di restauro, commissionando gli affreschi della volta, dell’abside centrale e dei catini absidali laterali, attraverso un concorso di idee vinto dal pittore militellese Giuseppe Barone, che eseguì delle splendide opere, anche con l’aiuto del pittore misterbianchese Pippo Giuffrida. Ebbe l’intuizione di trasferire l’organo ottocentesco, che in origine si trovava nell’abside centrale, sopra l’altare maggiore, all’inizio della navata centrale, sopra un elegante palchetto, dando così maggiore respiro alla navata centrale e all’intero edificio sacro. Soprattutto, a mio parere, padre Giuseppe Scuderi lasciò un’impronta pastorale e spirituale che rimarrà riconoscibile nei decenni successivi, sino ai giorni nostri, ancorando la fede al territorio, condividendo l’attaccamento alla vita parrocchiale e alle sue tradizioni, potenziando il senso di appartenenza della comunità locale, trasmettendo la devozione al Santo Patrono (scrisse e musicò un inno al Santo), ed educando generazioni di misterbianchesi alla fede e alla devozione cristiana. Gli succedette il sac. Vincenzo Paratore, anni Cinquanta, successivamente, venne nominato parroco dall’arcivescovo, mons. Luigi Bentivoglio, mons. Giuseppe Scuderi, nipote del primo parroco, che seguì le orme dello zio paterno, trasferito nella parrocchia di Santa Barbara di Paternò, diventò parroco, mons. Agatino Caruso, dal 1965 al 1973, in seguito diventò Rettore del seminario di Catania, tra le tante iniziative diede vita alla “Comunità parrocchiale”, tra i vari sacerdoti e parroci di Misterbianco, coabitando in casa parrocchiale con padre Vincenzo Cannone, parroco di San Nicolò, padre Gianni Perni, padre Nicola Gullotta, parroco di Piano Tavola, e successivamente padre Giovanni Condorelli, che assunse la guida della parrocchia, per oltre mezzo secolo, dal 1973 al 2024, ad oggi il parroco più longevo della parrocchia. Infine, l’attuale parroco don Antonino Vitanza, proveniente dalla chiesa di San Nicolò di padre Cannone.
A mio giudizio, gli anni più significativi, più fecondi e più prolifici, sia sotto il profilo spirituale e religioso, che civile e culturale sono stati gli anni 1992-93, del Movimento Liberi Cittadini, guidato da Padre Condorelli e da alcuni giovani della parrocchia, che destarono le coscienze sopite, esortarono alla rinascita civile, diedero un considerevole impulso alla crescita sociale dell’intera comunità cittadina, con innumerevoli iniziative di rottura con l’asfissiante clima di diffuso torpore esistente all’epoca a Misterbianco. Il Movimento, di fatto, è stato antesignano delle linee guida della chiesa di oggi; è stato “chiesa in uscita”, come dopo oltre trent’anni la chiamerà papa Francesco; è stato testimonianza di un cattolicesimo presente, attivo, libero e liberante; è stato lievito per la formazione delle giovani generazioni. Il Movimento Liberi Cittadini è sorto all’indomani dei drammatici atti di violenza, di sangue e di morte registrati in città, con il conseguente scioglimento del Consiglio Comunale per infiltrazioni mafiose, decretato dal Consiglio dei Ministri. E la città si incontrava, si conosceva, si relazionava, quasi per la prima volta, nelle lunghe serate in sagrestia, nei dibattiti anche serrati, duri, dove si parlava dei tanti problemi della città. Da lì, da quegli anni è nata la Nuova Misterbianco.
E dall’indignazione, dalla protesta, il Movimento riuscì a dialogare con le istituzioni locali e nazionali (Commissari prefettizi, Prefettura, deputati, Commissione Antimafia) in un clima di rinascita e di fiducia collettiva, per lo sviluppo civile e culturale della città. Da padre Condorelli, da quei ragazzi e dalla sacrestia del Coraghèsa tanti semi sono germogliati per una rinnovata coscienza civile. Anche questo ricorderemo dei cent’anni, forse il Movimento Liberi Cittadini è stato il frutto più bello della storia della parrocchia Chiesa Madre di Misterbianco.



























