«Stop alla miniera d'oro puzzolente»

Nino Di GuardoCatania. Il sindaco Nino Di Guardo ha un diavolo per ognuno dei suoi capelli, sfoltiti e imbiancati da «quarant'anni di militanza da combattente della sinistra», fiero di essere stato (e di essere ancora, nell'anima) «un comunista tutto d'un pezzo». Che oggi, però, si sente smarrito. Deluso («porcaccia miseria») da Rosario Crocetta, che «è un presidente del mio partito ed è assurdo che lui continui a inseguire le farfalle dell'antimafia parolaia, mentre io devo elemosinare la sua attenzione per mostrargli l'evidente enormità del marcio vero che ammorba la Sicilia».

Annichilito da chi «svende la propria dignità» attirato da quelle «miniere d'oro puzzolente». Roba da «mille tonnellate al giorno, a cento euro a tonnellata, i conti fateli voi... ». Il chiodo fisso sono le discariche a poche centinaia di metri da Misterbianco, ma in territorio di Motta Sant'Anastasia. La "Tiritì", «che per sette anni ha impestato i miei concittadini con miasmi fetidi», e la "Valanghe d'Inverno", per la quale domani a Palermo è prevista una conferenza di servizi sul rinnovo dell'autorizzazione alla ditta Oikos. «Non mi avevano invitato - sbotta il sindaco - ma ho chiesto e ottenuto di esserci, perché voglio spiegare a tutti come stanno le cose».
Ecco, appunto. Come stanno davvero le cose? «È tutto illegittimo». E tira fuori le scartoffie. La sua "bibbia" è la relazione della commissione voluta dall'ex assessore regionale Nicolò Marino. «C'è scritto tutto qui», certifica Di Guardo sfogliando le 109 pagine. "Tiritì" «ha funzionato sino al 2013 in base a un'autorizzazione scaduta nel 2006 e in mancanza del prescritto impianto di biostabilizzazione». "Valanghe d'Inverno", «presentata come ampliamento, ma in realtà è una nuova discarica», per il sindaco presenta due violazioni: «Non rispetta la distanza minima di due chilometri da scuole e ospedali, fissata dal Piano regionale dei rifiuti del 2002.

E manca la variazione di destinazione urbanistica: risulta come discarica di inerti, invece è discarica per rifiuti non pericolosi». Rilievi messi nero su bianco in un ordine del giorno votato della giunta Di Guardo; ma non dal consiglio, andato deserto in più sedute. Con annessa crisi della sua maggioranza: addio a 10 consiglieri e al vicesindaco. «Ma se un semplice odg ha creato questo casino, mi chiedo: cosa sono disposti a fare i potentati, oscuri e conosciuti, per vincere questa guerra? Loro non badano a spese». E qui il sindaco di Misterbianco alza il tiro: «Non me ne frega niente, né della sfiducia in consiglio né delle minacce. Io sono stato per una vita sotto scorta, non mi fa paura niente». I timori, semmai, sono altri: «Vogliono impossessarsi delle nostre comunità, bloccando la vita democratica». Con tanti dubbi e alcuni nomi, «assumendomi tutta la responsabilità sui fatti che denuncio». Ovvero: «Voglio sapere cosa dirà il mio collega sindaco di Motta, Anastasio Carra, all'incontro di Palermo.

Con quale serenità istituzionale affronterà questa vicenda così delicata, visto che lui ha due figli, Giuseppe e Alessandro, che lavorano alla Oikos? Spero non sia condizionato, così spero non lo sia stato uno dei consiglieri della fronda di Misterbianco, Giuseppe Lucisano, dirigente della stessa azienda a Catania».
Farà le barricate, Di Guardo, nell'incontro alla Regione. E oggi pomeriggio parlerà ai suoi cittadini, alle 18 in piazza Mazzini. Lanciando un appello a Crocetta. L'ultimo: «Ha cacciato l'assessore Marino, che aveva messo le mani su questa vicenda. Dice che l'ha fatto per motivi politici, ma lo dimostri. Con i fatti. Rilegga le carte della commissione, legga tutte quelle che gli ho mandato e che gli fornirò. E intervenga, Crocetta, per bloccare questo disastro ambientale che puzza di malaffare». Ma come? «Guardi negli assessorati, dove si rilasciano le autorizzazioni e le valutazioni d'impatto ambientale».

Perché per il sindaco «è qui che si misura il vero livello di lotta per la legalità, quando in ballo ci sono i miliardi che riescono a comprare tutto e tutti. Capisco che non è facile - conclude amaro - eppure io ci credo ancora. Se il presidente resterà ancora zitto e fermo, allora avremo capito da che parte sta». Ma lui, il sindaco-bonsai, continuerà. Banzai. Come l'ultimo dei kamikaze giapponesi.

Mario Barresi
La Sicilia
13/07/2014

tags: