Palcoscenico - di padre in figlio... gli Abbadessa

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Nicola e Alberto AbbadessaLa recitazione per me è un viaggio meraviglioso tra pura passione e fantasia scellerata. Il teatro è un trampolino, dal quale riesco a tuffarmi di volta in volta, nell’anima di tanti me, e questa possibilità mi fa sentire libero e allo stesso tempo incatenato. Sentirsi vivi al di là del tempo non ha prezzo per un giovane attore come me, e mi permette di essere in tanti ‘altrove’, nei quali, di volta in volta, debbo necessariamente caricarmi del peso di un’altra anima, di cui sono io stesso chiamato ad essere portavoce, e questo, per me, per chi recita, è una grande responsabilità.

Alberto Abbadessa ha sempre respirato aria di teatro a casa, in quanto figlio d’arte, visto che il padre “Nicola Abbadessa” è attore e regista di pregio nel panorama teatrale siciliano. Una vita, quella del padre, spesa per il teatro siciliano, quello dialettale, del quale da più di un trentennio, è divenuto paladino e ambasciatore nel mondo, ma Nicola Abbadessa non è solo questo, sarebbe riduttivo, ha voluto da sempre stare a passo con i tempi, ricoprendo ruoli e regie di teatro classico e di sperimentazione.

In questo luogo magico abitato dal padre, e siamo nel 2011, Nicola riesce a coinvolgere Alberto, il figlio, assegnandogli una parte in un’opera in cui serviva un personaggio maschile di giovane età. Due ore sul palcoscenico, ci dice Alberto e cinque battute cambieranno per sempre la mia vita. Da li a breve mi sarei perdutamente innamorato del palcoscenico, del pubblico e di quanto l’arte possa darti.

Questa l’ho condivisa giorno per giorno con lui, mio padre, e trovo tutto questo straordinariamente bello, considerando che oggigiorno la massima aspirazione dei figli è slegarsi dalle origini e prendere vita autonoma, sopravvivendo al proprio padre attraverso l’inevitabile passaggio generazionale: il padre cede il posto al figlio.

Per me, ci dice Alberto Abbadessa è stato tutt’altro. Razionalmente non avrei mai pensato di trascorrere così tanto tempo con lui, mio padre, se non avessimo condiviso la stessa passione, il teatro. Quando esci di casa alle 21.00 per le prove di uno spettacolo e rientri alle 23.00 tutte le sere, e capita, da buon copione, che si cena spesso fuori, e tutto questo avviene avendo a fianco tuo padre, visto che ci lavori assieme, mentre tutti gli altri, mi riferisco ai figli, cercano il distacco dai genitori per sentirsi liberi, mi reputo una persona dannatamente fortunata.

L’uno a fianco all’altro, per condividere lo stesso palcoscenico, e lui sempre lì pronto a darmi i giusti consigli, lui che spende sempre la parola giusta al momento giusto, lui che come nessuno riesce sempre a stimolarmi. Padre e figlio in perfetta sintonia e legati da una straordinaria complicità.

E così mi ritrovai ad affrontare, ancora ventunenne, il copione del mio terzo spettacolo, nel quale ero io il mal capitato protagonista, e vi confesso che affrontare un personaggio di un’opera così importante come quella di Casimir e Caroline di Ödön von Horváth è stato tutt’altro che facile, ma avere avuto la possibilità di avere a fianco mio padre, per me una roccia, ha contribuito notevolmente al successo finale. Dai maestri si attinge, e lo si deve fare con umiltà e riconoscendo di volta in volta la loro grandezza, e grazi lo devo dire al mio primo grande maestro Michele Condorelli, senza il quale non sarei ciò che sono.

Ma come si sa è il movimento che ci consente l’attuazione della svolta, del salto in avanti, ed io sto andando avanti, scegliendo anche altre forme teatrali, altre regie, sperimentandomi, d’altronde mettersi in gioco nella vita così come nel teatro significa essere disposti ad uscire dalla propria zona di confort, accettando i rischi che ne conseguono, mettendo in conto il poter perdere qualcosa, di incorrere nell’errore e nel caos.

Vedere recitare mio padre per me è un piacere assoluto. Non si tratta tanto di ‘imparare’ quanto di assorbire un’energia e una ‘bellezza’ che a parole non so spiegare.

E allora ci chiediamo Alberto quali doti bisogna avere per essere un bravo attore? Senza esitazione Alberto ci risponde: talento, resistenza fisica ed emotiva, tanto sentimento. I difetti che bisognerebbe non avere: slealtà intellettuale, presunzione, preclusione di orizzonti.

Il prossimo lavoro che ti vedrà in scena? Sono Eracle, in Alcesti di Euripide, nel meraviglioso teatro antico di Morgantina Aidone- Enna il 5 e il 6 agosto, è la giusta occasione, per quanti di voi non mi conoscono, di potermi apprezzare!

A cura di Valeria Barbagallo
acicastelloonline.wordpress.com
16/06/2018

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