" 'A Mascara. Stéfunu Munnagghia ". Sabato 10 febbraio 2018

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A LevaSabato 10 febbraio 2018, alle ore 20.30, nei locali dello Stabilimento Monaco (Via Archimede), di Misterbianco, si terrà la rappresentazione “‘A Mascara. Stéfunu Munnagghia”, di Titta Abbadessa. Lo spettacolo teatrale è inserito nel programma ufficiale del Carnevale di Misterbianco 2018, “dei costumi più belli di Sicilia”. A dare vita all’antica mascara misterbianchese saranno gli attori, Filippo Scuderi, Santo Mancuso, Igor Nastasi, Pippo Santonocito, Pippo Sampieri, Giovanni Casella, Rosa Lao e Anna Cavallaro. Presenta: Angelo Battiato. Lo spettacolo è tratto dal libro, “‘A Mascara. La Commedia dell’arte misterbianchese” (Edizione Comune di Misterbianco. 2001).

La “mascara” siciliana ha origini molto antiche. “Non è vero che noi non avemmo un teatro popolare. Un teatro dialettale ci fu, e si credette così proprio e caratteristico della Sicilia che da tutti venne appellato nazionale: e commedia nazionale furono dette le “vastasate”, che dovettero rappresentare non solo il momento storico, ma anche il momento sociale e letterario del nostro tempo”. Giuseppe Pitrè afferma, inoltre, che le “vastasate” rappresentano per noi siciliani la commedia dell’arte che si diffondeva, nel ‘600, nelle corti e nelle piazze di tutta Italia.

Per Natoli, invece, è la continuazione dei mimi carnevaleschi che hanno avuto origine nel ‘200. Le farse, quindi, rappresentano sicuramente l’origine del teatro siciliano. E ‘a Mascara è questo: alla struttura del racconto, agli attori ed alle comparse, si aggiungeva il canovaccio originale che poteva essere modificato, ed a cui si potevano aggiungere nuove battute. È la Commedia dell’arte del ‘600: ad copione originario si improvvisano le scene e si aggiungono le parole, pur lasciando inalterata la struttura del racconto. E nella mascara misterbianchese c’è tutto questo: la spregiudicatezza, l’allegria, e la semplice volgarità di un popolo che crea comicità e si diverte. Elemento portante della mascara era il dialetto siciliano, perché una voce schiettamente popolare non poteva non esprimersi attraverso le tante sfumature e le sonorità che le sono proprie. La mascara ha, quindi, origine come spettacolo popolare, in cui il popolo, attore e spettatore, crea l’arte, un’arte primitiva, ingenua, intima, dove tutto è manifestazione della natura dell’uomo. Non vi è parola che non risenta dell’ambiente, non vi è scena che non ritragga situazioni locali.

Teatro popolare non tanto perche scritta in dialetto, ma perche siciliano è l’ambiente, quel modo di sentire, di operare, d vivere. È la rappresentazione della vita umile, quotidiana, uguale, eppure così diversa dei tanti paesi siciliani. La mascara mette a nudo l’anima di un popolo con i suoi pregi e i suoi difetti: le madri che aiutano le civetterie delle figlie, il fidanzato che sogna l’amata, la ruffiana che burla gl’ingenui, le zitelle piene d’invidia, le liti tra mogli e mariti. La mascara è tutto questo. Riproduce la vita di tutti i giorni e crea una tradizione secolare. La poesia della vita diventa arte, cultura e storia. Così è nata ‘a Mascara misterbianchese. Risento ancora la voce di Neddu Bruca, indimenticabile protagonista del nostro antico carnevale, “Tanti anni fa, anch’io ho recitato la mascara. Ci riunivamo qualche mese prima per decidere il copione. Di sera, puntualmente, dopo una giornata di lavoro, provavamo i personaggi, il prologo, il buffone, i volanti, la zita, a ruffiana…”.
Ma per “gustare” ‘a Mascara, vi consiglio di “prenotare” un posticino allo Stabilimento Monaco, il sabato di carnevale, per assistere ad uno spettacolo unico e indimenticabile! Per un’ora, ritornerete al tempo dell’antico e affascinante Carnevale di Misterbianco.

Angelo Battiato

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