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I poveri Misterbianchesi, quindi,
vedendo avanzare la lava cominciarono a disperdersi nella campagna, un gruppo di
loro, esattamente quelli che portavano la campana, giunti in un luogo che
ritenevano sicuro, decisero di riunirsi con tutti gli altri, così, si
guardarono attorno e, visto un albero di ulivo molto grosso, vi appesero la
campana e cominciarono a suonarla per chiamare a raccolta tutti i dispersi. L’ulivo su cui fu appesa la campana esiste ancora oggi lungo la strada che collega la Madonna degli Ammalati al paese ed è chiamato “ALIVA ‘MPITTATA”, che significa “ulivo pettoruto”, cioè molto grosso. Quelli che erano dispersi nella campagna seguirono il suono della campana, finché si riunirono tutti ed insieme continuarono a scendere verso il piano. Giunti a valle, più o meno dove oggi si trova la zona commerciale di Misterbianco, si fermarono e si accamparono. Dopo alcuni giorni iniziarono a discutere per decidere dove dovessero ricostruire il nuovo paese, ma non riuscirono a mettersi d’accordo, alcuni volevano rimanere lì dove si trovavano, altri invece volevano trovare un nuovo territorio su cui ricostruire. Litigarono a lungo senza raggiungere un accordo, finché un gruppetto di loro guidati da sacerdote Giuseppe Leocata andò dal vescovo di Catania Michelangelo Bonadias e gli chiese di trovare una soluzione. Il vescovo regalò loro un pezzo di terreno che faceva parte del territorio di Catania e che veniva usato per le impiccagioni dei criminali, sul quel terreno, che oggi corrisponde a piazza Borgo, alcuni misterbianchesi ricostruirono le loro case.
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