Fatto il Governo... ai "pisola" dell'amico Musarra aggiungo anche le mie ansie

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CervelloDell’ultimo articolo di Musarra, postato qualche settimana addietro su questo Social, voglio riportare le ultime due righe «..le vere rivoluzioni nascono nei pisola delle piazze, nei pisola dei teatri, nei pisola delle scuole, nei pisola delle fabbriche, nei pisola delle università, nei pisola delle nostre case», espressioni che a 50 anni dall’anno della Contestazione mi ricordano i Movimenti Sessantottini, alle cui lotte diedi la mia convinta adesione nelle Aule delle Facoltà universitarie occupate, luoghi di confronto dai toni talvolta aspri ma di dialogo.

Li ricordo volentieri quegli anni irrequieti, coincidenti col ribellismo di una giovinezza collettiva in lotta per un nuovo mondo possibile che cresceva spontaneamente negli Atenei e nelle Fabbriche, e ovunque si rendessero praticabili spazi per incontrarci..anche sui “pisola” delle piazze di città, incentivati dall’ambizione di voler aprire gli occhi quando tutto sembrava poter cambiare. La verità è che forse siamo cresciuti in fretta, gli anni svigoriscono e si ripiega sui ricordi della gioventù migliore come clima culturale, le cui lotte formavano i praticanti dell’utopia in intellettuali capaci di lavorare per l’avvento di una “vera democrazia”. Ovviamente nessun paragone regge col Movimento di Grillo/Casaleggio. Lo storico ’68 (che abbraccia quasi un decennio) invece era stato per noi un vero risveglio generazionale, la coscienza che affiorava, l’inizio di un apprendistato sociale che aiutava a capire come un sistema politico per funzionare dovesse avvalersi di un Sistema alternativo nuovo che ne costituisse la sua giustificazione etica per conseguire fini sociali. E soltanto con una rivoluzione culturale senza compromessi col potere dominante, la risalita etica e la ripresa del senso morale avrebbero aiutato il Paese a superare la sua profonda depressione.

Ma così non fu, perché il Sistema demenziale del potere si riciclò e si riprodusse in beffarde coalizioni politiche, differenziate soltanto nella denominazione ma indistinguibili nei fatti. Falliva così l’opportunità di costruire un’alternativa possibile, mentre col trascorrere degli anni i Partiti smarrivano l’insegnamento del passato trasformandosi in un gran pasticcio di simboli, una sorta di agenzie affaristiche dove i giocatori d’azzardo, sulla pelle degli italiani e con la parvenza democratica, potevano patteggiare illusive alleanze, carrierismo e affarismo di scambio. E le vicende politiche che ne seguirono furono la risultante della crisi, ed insegnano oggi che con l’astuzia e la menzogna, distruggendo i meccanismi della democrazia e trafficando con la manipolazione mediatica, si possono instaurare obbrobriose anomalie che producono sugli elettori un esproprio della loro identità ed un sicuro effetto diseducativo, facendo proliferare un mercato della “democrazia dei miserabili”, dove tutto si può vendere o comprare senza alcun vincolo alla propria matrice ideologica.

Da queste trasformazioni vengono fecondati i vari Governi che via via si sono alternati nella nostra Repubblica, culminati nella personalizzazione del potere con l’avvento del Berlusconismo, poi della rottamazione Renzista e infine con l’intruglio GrilloLeghista di Di Maio/Salvini, tutti presi a sperimentare inciuci, conciliazioni o formule che hanno devitalizzato quelle basi ideologiche che nel passato avevano determinato grandi innovazioni sociali. Al danno si aggiunge una opinione pubblica, oscurata dai “talenti” dell’infointrattenimento-TV, il quale anziché fornire gli strumenti della vera emancipazione ed elevare le coscienze, hanno immiserito le nostre capacità intellettuali con salotti dedicati ai delitti di cronaca, alle storie personali dei Carrisi(Al Bano), al pettegolezzo morboso e guardone del Grande Fratello o dell’Isola dei Famosi, e via dicendo.

E quando le scelte politiche di un governo provengono da personaggi che sfruttano gli umori di una opinione pubblica instupidita dall’imbonimento mediatico di tal natura, diventa indifferente alla gente se alle elezioni del 4 Marzo 2018 i due contendenti prima fortemente ostili in campagna elettorale, adesso vanno in orgasmo a patteggiare insieme contratti di governo sulla pelle dei loro elettori, spettatori di attese tradite rispetto a quelle enunciate. Così oggi, invece di riempire le piazze di politica, l’imbonimento populista del Di Maio/Salvini le svuota, trasformandole in pollaio degli utili e nutrendole di pessime illusioni e di cattive idee, partorite dalle menti pentastellate e leghiste che “insieme” dicono di riscrivere la nuova storia d’Italia, il primo invocando intercessione al San Gennaro di Napoli ed il secondo al Sacro Rosario della Madonnina di Milano.

La Democrazia ormai non funziona più nel modello classico indicato dai padri. Adesso, infatti, si vive in una democrazia mascherata, trasformata in scempio dalle sperimentazioni prodotte da narcisisti e opportunisti senza etica, che prolificano e si arrampicano meglio quando Partiti politici, Società e Istituzioni sono al disfacimento. Non è stato certo un bel mondo quello che sinora abbiamo vissuto perché i vermi sono sempre esistiti, ma nella 1^ Repubblica la democrazia veniva vissuta meno peggio. Era il periodo quando i partiti di massa andavano ad organizzarsi in veri “Partiti di popolo”, di cui si era fiduciosi e a cui ci si sentiva di appartenere; e non invece oligarchie o Partiti padronali camuffati, come lo sono oggi. Lo sta a dimostrare anche l’esito del 4 Marzo, un voto dichiaratamente protestatario che, però, lascia il nostro Paese nelle mani di contendenti politicamente inaffidabili per i destini della Nazione. Certamente di quello che accade non è tutta dei contendenti la responsabilità, ma anche della Sinistra che doveva avvertirne assai prima che le proprie devianze politiche avrebbero consentito ai populismi di cavalcare i crescenti fermenti popolari in un momento di degressione della Politica e della Democrazia.

Adesso, tra dilettanti e demagogie, i movimentisti di Lega e M5S(entrambi parenti stretti del populismo) si contendono la torta del potere resuscitando sull’altare un predicatore del cambiamento autoproclamatosi “avvocato del popolo”, contraddicendo la loro stessa pretesa (declamata con tanto ardore in campagna elettorale) di un premier che venisse eletto direttamente dal popolo. Invece, dalla conversione del novello “opportunista” Salvini (sganciatosi dalla coalizione di centrodestra) e dalla riconversione dell’emergente “qualunquista” Di Maio, viene nominato a Presidente del Consiglio un perfetto sconosciuto(non eletto, né politico) con i due proponenti che gli fanno da vice e con una lista di Ministri (quasi tutti tecnici e non eletti, alcuni addirittura ex Ministri o collaboratori di recenti rovinosi Governi). Nel loro accordo di Governo ci sono soltanto le poltrone, ma non vi si legge una politica economica che osserva la difficile realtà italiana, nè un serio piano di investimenti per ridurre il tasso di disoccupazione e per stimolare la creazione di impieghi utili nei territori deindustrializzati ove si concentrano in maniera drammatica, specialmente nel Sud, le disuguaglianze economiche e sociali. Ed eludendo l’art.53 della Costituzione sull’equità fiscale, si tentano invece soluzioni favorevoli ai ceti ricchi adottando un’aliquota (flat tax)che “ruberà” ingenti risorse alle casse dello Stato, il quale non potrà più garantire determinati servizi ai ceti più deboli. Il tutto condito con un linguaggio populista che ricalca lo schema di un programma elettoralistico di elementi retorici e soprattutto di promesse molto complicate sul welfare e sul reddito di cittadinanza (promesse che in corso di campagna elettorale configurano un “voto di scambio” pagato con i soldi pubblici).

Una miscela di contraddizioni e di incongruenze che, intrugliate nel labirinto dei compromessi , hanno confezionato e consegnato il potere alla Lega e alla nuova Destra, di cui l’ammaccato Di Maio e il M5S, caduta la maschera e usciti ora dal Limbo dell’innocenza, ne porteranno presto la responsabilità più grossa.

Il mio non vuole essere ora uno sfogo moralistico. Semplicemente di Musarra ho reso mie anche le sue inquietanti ansie avverse a quei valori sbagliati che vengono imposti alla nostra civiltà. Ansie diversamente motivate perché ognuno nella propria crescita culturale incontra non solamente esperienze personali e filosofiche più o meno conflittuali, ma spesso anche momenti di aperto dissidio con le strutture sociali del Sistema in cui la lotteria biologica lo ha collocato. Tutte considerazioni che costruiscono in ciascuno la propria etica, ma resta pur sempre qualcosa che ci minaccia, di cui sfugge la sua ombra, la sua fisionomia, e spremi il cervello, leggi, scrivi i tuoi appunti nella certezza di trovare qualcosa che ci dica “cosa fare”. Certamente si fa fatica a capirlo questo mondo che cambia in peggio, dove “idioti governano sui ciechi”, ma sarebbe un errore adeguarsi alle linee contraddittorie e ambigue di un opportunismo alquanto diffuso, perché sarebbe come mettere un corpo intollerante in un mondo estraneo a se stesso.

Da queste riflessioni erano già scaturiti gli ultimi miei tre precedenti commenti pubblicati su questo stesso Social da cui si può prenderne lettura, aventi tutti per oggetto le inutili elezioni del 4 Marzo. Ed ora la cronaca della formazione del nuovo Governo, finalmente varato dopo tre mesi, evidenzia il verificarsi nel nostro Paese di una caduta etica, istituzionale, umana e culturale, che ha reso i 60 milioni di italiani ostaggio di arrampicatori che con la menzogna e col populismo continuano a fare campagna d’imbonimento elettorale speculando sulla disperazione della gente. Infatti l’ingresso di costoro nel Governo non è affatto il “cambiamento” tanto decantato, ma è soltanto un cambio di regime.

In un libro di Martin Cruz Smith “Gorky Park”, da cui fu tratto anche un film, trovo a pagina 268 questo dialogo: «Lo sa qual è l’alternativa siberiana?...E’ una scelta tra due modi di morire congelati. Eravamo andati in gita su un lago ghiacciato, a pescare all’eschimese, quando un nostro professore cadde dentro quel buco nel ghiaccio. L’acqua era poco profonda, gli arrivava appena al collo. Ma non aveva scampo. Se restava dentro l’acqua, sarebbe morto congelato entro trenta o quaranta secondi. Se ne usciva, sarebbe congelato all’istante trasformandosi in ghiaccio». Orbene, non mi resta di affermare che all’alternativa siberiana ci stiamo mettendo da soli se non si gonfia il cervello di salvataggio.

Enzo Arena
www.webalice.it/arenavincenzo

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