Disse NO allo sbarco a Trapani, ma in mare gli illegali sono il Ministro Salvini ed il governo Lega-5Stelle

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DiciottiLa ragione non torna ai populisti quando mirano a parole ad assecondare aspettative qualunque esse siano, allo scopo ingannevole di fare incetta di consensi su una popolazione disinformata e frammentata da poter comunque manipolare come pollaio degli utili. Certo è più facile fare populismo quando non si sa governare: si raccolgono i malumori del popolo, si gonfiano all’estremo e si interpretano secondo la propria convenienza.

L’importante è che il popolo ci creda. E’ la demagogia di bassa lega di cui fanno uso DiMaio e Salvini, due giovanotti che cavalcando lo scontento popolare si sono dal nulla ritrovati -per la loro fortuna e per nostra disgrazia- sulle nobili poltrone del Parlamento senza averne i meriti. Il primo si è rivelato un arrampicatore in continua contraddizione con se stesso, ed il secondo un megalomane in delirio di potenza. Si pensava che, dopo quanto accaduto alla nave “Aquarius” nelle scorse settimane, non sarebbe dovuto più ripetersi un caso simile. Ma il ministro Salvini ha continuato con le sue sconsiderate esibizionismi di parole.

Sul caso dei presunti disordini a bordo del mercantile italiano “Vos Thalassa”e col trasbordo dei 67 migranti sulla nave della Guardia costiera “Diciotti”, il ministro Salvini li aveva apostrofati come gente dedita alla delinquenza sol perché qualcuno di loro abbia potuto ribellarsi ad essere ricondotto in Libia, dove avrebbe dovuto subìre le torture disumane degli aguzzini. E’ compito, infatti, della nostra magistratura disporre una inchiesta sull’accaduto. Intanto, nell’attesa delle indagini di polizia per individuare un caso che si trasformasse in stato di fermo, i 67 migranti sono rimasti per quasi una settimana reclusi a bordo, come disposto dal ministro Salvini fino a quando Lui non avrebbe visto il responsabile scendere dalla nave ammanettato.

Ma dall'indagine effettuata dalla polizia nelle ultime 24 ore a bordo della nave approdata al porto di Trapani non sono emersi elementi tali da giustificare un fermo. La vicenda , in verità, sfocia nel ridicolo, perché soltanto l’autorità della Procura avrebbe potuto disporre l’arresto per l’incauto migrante, come si fa con una giustizia uguale per tutti. Non poteva, infatti, il ministro Salvini arrogarsi la pretesa di condizionare l’emergenza di sbarco di quei 67 sventurati per l’insano suo piacere di veder scendere per primo in manette l’autore della supposta aggressione. Come ministro il Salvini ha solo il compito di fare politica (se è capace di farla) con gli Stati europei sulla migrazione, e non invece di trasformare il Mediterraneo in una macabra fossa di annegati per inseguire la sua ossessione a fotografarsi col ricatto di carne umana, perché in mare bastano pochi minuti a separare la vita dalla morte.

Così nella tarda serata di ieri si conclude con lo sbarco nel porto di Trapani l’odissea dei 67 migranti. Impedire il salvataggio o bloccare i porti ai sopravvissuti è stato illegale, ed in mare l’illegalità è soltanto in Salvini e nel governo Lega-5Stelle che gli è complice. Il diritto marittimo internazionale, infatti, senza far distinzione tra navi militari, mercantili o umanitarie obbliga a soccorrere, alla vista di un naufragio, gli sventurati e di condurli in porti sicuri dove possano trovare accoglienza e cure. Sarà poi la politica a dover far fronte al disinteresse degli Stati Europei, e non certamente l’ipocrita soluzione di lasciare in mare gente innocente né di rifiutarla o respingerla alla Guardia Costiera Libica, la quale già a suo tempo (rifornita dal governo Berlusconi di motovedette armate e poi con finanziamenti dei successivi nostri Governi) ha continuato a perpetrare gravi azioni di morti in mare e persino di minacce ai nostri equipaggi, presi di mira con le stesse nostre armi fornite ai Libici per attrezzare la loro vigilanza costiera al fine di frenare un esodo rimasto però sempre incontrollato. Ma alla fine giunge almeno la ragione soprattutto per smascherare l’ipocrisia e per attenuare il senso della discriminazione di cui dovremmo necessariamente disintossicarci.
Venerdì 13 Luglio 2018

Enzo Arena
www.webalice.it/arenavincenzo

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